L’industria ha rafforzato la crescita nel mese di maggio, sostenuta soprattutto dalla domanda estera, mentre i servizi hanno confermato un andamento positivo. Sul fronte del lavoro, però, la dinamica delle retribuzioni ha mostrato i primi segnali di rallentamento rispetto all’inflazione, nonostante il progressivo avanzamento dei rinnovi contrattuali. È il quadro che emerge dagli ultimi indicatori diffusi dall’Istat, che hanno fotografato un’economia ancora in espansione, ma chiamata a confrontarsi con il nodo del potere d’acquisto delle famiglie.
A maggio il fatturato dell’industria è aumentato dello 0,6% rispetto ad aprile in valore e dello 0,3% in volume. Anche i servizi hanno archiviato il mese con un incremento dello 0,2% sia in valore sia in volume. Il confronto con maggio dello scorso anno ha confermato una dinamica favorevole per entrambi i comparti: il fatturato dell’industria è cresciuto del 5,3% in valore e dell’1,5% in volume, mentre quello dei servizi ha registrato un aumento del 3,9% in valore e dell’1,0% in volume.
A trainare il comparto manifatturiero è stata soprattutto la domanda proveniente dai mercati internazionali. Le vendite all’estero sono aumentate dell’1,6% rispetto ad aprile e del 6,6% su base annua in valore, a fronte del +0,1% congiunturale e del +4,7% tendenziale registrati sul mercato interno. Anche i volumi hanno evidenziato un andamento più favorevole oltre confine, con un incremento del 2,6%, contro l’1,0% del mercato nazionale. Un risultato che ha confermato il ruolo dell’export come principale motore della crescita industriale.
Energia
L’analisi per comparti ha mostrato un’accelerazione particolarmente marcata per l’energia, che ha segnato un incremento tendenziale del 28,6% in valore. Hanno contribuito alla crescita anche i beni strumentali (+6,6%) e quelli intermedi (+6,1%). In controtendenza sono risultati i beni di consumo, unico raggruppamento in flessione rispetto a maggio 2025 (-1,4%), con una contrazione più accentuata per i beni durevoli. Al netto dell’energia, il fatturato dell’industria è comunque aumentato del 3,9%, a conferma di una crescita diffusa della manifattura.
Nel settore dei servizi gli incrementi più consistenti hanno riguardato le attività professionali, scientifiche e tecniche (+5,7%), seguite dai servizi di alloggio e ristorazione (+5,5%) e dal commercio all’ingrosso (+4,0%). Anche trasporto e magazzinaggio hanno mantenuto un andamento positivo, mentre le attività immobiliari hanno mostrato una crescita più contenuta. Nel complesso, il terziario ha confermato una fase di espansione, seppure con ritmi inferiori rispetto all’industria.
Parallelamente l’Istat ha diffuso anche il quadro aggiornato sui contratti collettivi e sulle retribuzioni. Alla fine di giugno sono risultati in vigore 50 contratti nazionali, che hanno interessato circa 9,1 milioni di dipendenti, pari al 69,9% dei lavoratori. Nel secondo trimestre sono stati recepiti sei rinnovi, mentre 25 contratti sono rimasti in attesa di rinnovo e hanno coinvolto circa 3,9 milioni di dipendenti, dei quali 2,8 milioni appartenenti alla pubblica amministrazione. Il tempo medio di attesa per il rinnovo dei contratti scaduti si è ridotto da 24,9 a 17,9 mesi, anche grazie agli accordi sottoscritti nel pubblico impiego.
Retribuzioni
Sul versante delle retribuzioni l’indice delle paghe contrattuali orarie è aumentato dello 0,5% rispetto a maggio e del 2,4% su base annua. Nei primi sei mesi del 2026 la crescita media delle retribuzioni ha raggiunto il 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Istat ha però evidenziato un cambio di scenario: dopo dieci trimestri consecutivi nei quali gli aumenti salariali avevano superato l’inflazione, il secondo trimestre del 2026 ha segnato un’inversione di tendenza. Una dinamica che potrebbe limitare il recupero del potere d’acquisto delle famiglie, nonostante il rafforzamento dell’attività economica.





