L’attacco è arrivato in pratica a poche ore dall’apertura del vertice Nato di Ankara in programma oggi e domani, ma la vera partita si gioca adesso. Ieri, all’indomani dell’ennesima stoccata di Donald Trump contro Giorgia Meloni, il Governo ha scelto di non rispondere per evitare un’escalation polemica e punta ora a spostare il confronto sul piano istituzionale.
Una linea che riflette la consapevolezza che, al di là delle provocazioni social del Presidente americano, il rapporto tra Roma e Washington resta un tassello centrale della politica estera italiana. Il nuovo affondo del Tycoon, che su Truth ha pubblicato una foto accanto al Premier con la scritta ‘Serve un ordine restrittivo’, ha riacceso una tensione che negli ultimi mesi ha assunto un carattere sempre più personale.
Sullo sfondo restano le divergenze maturate su diversi dossier: dalla posizione italiana su Papa Leone XIV dopo gli attacchi del Presidente statunitense, fino al mancato via libera al transito da Sigonella dei bombardieri statunitensi diretti verso l’Iran. Episodi che, secondo ricostruzioni filtrate da Washington, avrebbero incrinato un rapporto che in passato appariva privilegiato.
A Palazzo Chigi, comunque, prevale la scelta della prudenza. Nessuna replica ufficiale, nessuna risposta diretta a Trump. L’obiettivo è evitare che la polemica finisca per oscurare il vertice Nato, appuntamento destinato a incidere sugli equilibri dell’Alleanza e sul ruolo dell’Europa nella sicurezza occidentale.
Governo vicino
La linea del Governo è emersa dalle dichiarazioni dei ministri. Antonio Tajani ha liquidato la vicenda con poche parole: “Sono dichiarazioni che si commentano da sole”. Il Vicepremier ha ribadito che “le relazioni transatlantiche vanno ben al di là delle singole dichiarazioni” e ha invitato a distinguere le uscite del presidente americano dai rapporti tra i due Paesi.
Sulla stessa posizione Guido Crosetto: “La cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato storico come gli Stati Uniti”, ha detto il Ministro della Difesa che ha poi sottolineato che “le persone passano, i rapporti tra gli Stati devono rimanere”. Anche Matteo Piantedosi ha escluso ripercussioni sul piano diplomatico e ha definitivo “incrollabili” i legami con Washington.
La solidarietà al Primo Ministro è arrivata anche dalle istituzioni. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di un “incomprensibile attacco”, mentre il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha richiamato il principio del rispetto tra Paesi alleati.
Le opposizioni
Le opposizioni hanno condannato il tono utilizzato da Trump, ma hanno accompagnato la difesa del Premier con un giudizio critico sulla strategia internazionale dell’esecutivo. Elly Schlein ha spiegato che “non possiamo accettare minacce o insulti da parte di capi di governo stranieri”, ma ha aggiunto che il Governo ha mantenuto un atteggiamento “molto schiacciato” nei confronti dell’amministrazione americana e non ha scelto fino in fondo la strada europea.
Giuseppe Conte ha invitato tutte le forze politiche a respingere “gli attacchi contro la nostra massima autorità di Governo”, ma ha attribuito la crisi dei rapporti al legame politico che Meloni aveva costruito con Trump e con l’universo Maga. Matteo Renzi, pur schierandosi “dalla parte di Meloni perché dalla parte dell’Italia”, ha invitato il Primo Ministro a “svegliarsi” e a rafforzare il rapporto con l’Europa.
Il caso arriva nel momento più delicato. Ad Ankara si ritroveranno oggi e domani i 32 capi di Stato e di governo dell’Alleanza Atlantica insieme al Presidente americano. Il summit, presieduto dal Segretario generale Mark Rutte, non si limiterà a discutere dell’aumento delle spese militari. Sul tavolo figurano il sostegno all’Ucraina, il nuovo equilibrio tra Stati Uniti ed Europa, il rafforzamento del fianco sud della Nato, il ruolo della Turchia e la capacità industriale dell’Alleanza.
Obiettivi
Per l’Italia uno dei temi centrali resta l’obiettivo del 5% del Pil destinato alla difesa entro il 2035, impegno già sottoscritto da Roma. Nella dichiarazione finale dovrebbe inoltre trovare spazio la conferma del sostegno militare all’Ucraina, con un pacchetto da 70 miliardi di euro per il 2026 e il 2027, da finanziare attraverso contributi volontari dei Paesi alleati. Sarà anche il primo banco di prova dopo le ultime tensioni tra Trump e Meloni.
Al di là dei toni utilizzati sui social, il vertice offrirà l’occasione per verificare se le frizioni personali resteranno confinate alla comunicazione politica o finiranno per riflettersi sul dialogo tra Roma e Washington. È questo il punto che interessa maggiormente le cancellerie europee: capire se il rapporto tra i due leader potrà ancora tradursi in un canale privilegiato oppure se il confronto entrerà in una fase diversa, nella quale saranno gli interessi strategici dell’Alleanza a prevalere sulle dinamiche personali.
Caso Balogun
A rendere ancora più sensibile il clima attorno al Presidente americano è arrivato anche un altro caso, questa volta fuori dal terreno diplomatico. Trump ha confermato di avere chiamato la Fifa per chiedere la revisione della squalifica dell’attaccante statunitense Florian Balogun (espulso al 64’ di Usa-Bosnia dei sedicesimi di finale dopo un contrasto col Muharemovic) che difatti è andato in campo regolarmente contro il Belgio che aveva fatto reclamo (giudicato inammissibile) proprio per far rispettare la decisione presa sul campo. Una vicenda che ha provocato la reazione dell’Uefa, secondo cui sono stati superati “limiti invalicabili”, e ha riaperto il tema dell’ingerenza della politica nelle istituzioni autonome. Il Presidente della Fifa Gianni Infantino, chiaramente, è finito nell’occhio del ciclone. Ha ammesso di aver ricevuto la telefonata di Trump, ma ha aggiunto che la Fifa è indipendente.





