L’industria musicale internazionale ha compiuto un passo storico per affrontare l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale nella produzione musicale. Venerdì 10 luglio, sette organizzazioni globali — tra cui RIAA, IFPI, A2IM, WIN, IMPALA, la Recording Academy (Grammy Awards), SAG‑AFTRA e la Human Artistry Campaign — hanno annunciato un approccio unificato per etichettare i brani creati con l’ausilio dell’IA.
L’obiettivo è semplice: offrire agli ascoltatori una trasparenza immediata su come una canzone è stata realizzata. Le nuove etichette distingueranno tra musica “generata dall’IA” e musica “assistita dall’IA”, e sono progettate per evolversi con il progresso tecnologico. “I fan vogliono sapere se e come l’IA generativa è stata utilizzata nella musica che ascoltano”, hanno dichiarato Vikki Oakley (IFPI) e Mitch Glazier (RIAA).
Secondo i due dirigenti, l’autenticità e la paternità artistica restano valori fondamentali per gli ascoltatori, e queste etichette rappresentano un modo chiaro e scalabile per proteggerli. Ad aprile, Deezer ha rivelato che il 44% della nuova musica caricata sulla piattaforma era generata dall’IA, mentre Spotify ha rimosso 75 milioni di brani spam a settembre.
Per Harvey Mason Jr., CEO della Recording Academy, la nuova iniziativa è essenziale per garantire che “creatività, paternità e intento artistico rimangano al centro di ogni canzone”.
Il sistema prevede due icone: una per i brani interamente o quasi interamente artificiali, come performance vocali o strumentali generate dall’IA o musica creata da prompt; una per i brani creati da esseri umani ma con elementi espressivi supportati dall’IA, come editing avanzato, armonizzazioni o arrangiamenti generativi.
Apple Music ha introdotto i suoi “tag di trasparenza” per i metadati, mentre Spotify ha lanciato il badge “Verificato da Spotify”, riservato agli artisti autentici.


