giovedì, 22 Ottobre, 2020
Attualità

L’ambiente può ridare senso alla politica

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La decadenza della politica emerge anche dal linguaggio utilizzato dai protagonisti della vita pubblica che sottende una preoccupante perdita di senso. Da tempo la retorica vuota, gli slogan da campagna elettorale permanente, hanno preso lo spazio dell’elaborazione delle proposte per migliorare il Paese.

Bisogna, dunque, fare in modo che la politica recuperi terreno e contenuti. Di questi e di altri temi abbiamo parlato con il professore Andrea Borghini, professore associato di Sociologia nel Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.

Professore come si può definire il linguaggio adoperato dai politici di oggi?
“Il linguaggio della politica attuale è quanto di peggiore ci possa essere. Ma c’è una spiegazione storica…”.

In che senso?
“Tutto questo è il frutto di una compressione dei tempi di ragionamento e della riflessione, dettata dal mondo del marketing e dalla logica del consumo. Il linguaggio politico è sia figlio di questa condizione che anche della scomparsa della educazione civica ed alla politica che caratterizzava la classe dirigente di un tempo. L’accusa priva di fondamento, la volgarità ormai sdoganata, la parolaccia hanno, così, preso il sopravvento su qualsiasi ragionamento dotato di logica. La cosa che trovo ancor più grave e di cui non ci rediamo conto è, però, un’altra…”.

Ossia…
“È vero che il linguaggio politico è becero, ma chi se ne fa interprete ne è perfettamente consapevole ed, anzi, rivendica con orgoglio questa condizione di ignoranza che lo porta a non conoscere le cose ed a rifiutarne la complessità. In questo contesto si assiste ad una sorta di attacco alle élite, ossia a tutti coloro che, per ragioni irrazionali, sono ritenuti dei privilegiati come intellettuali, professori, burocratico, tecnocrati. Paghiamo lo scotto dell’ingresso, avvenuto agli inizi degli anni Novanta, del linguaggio del marketing e della semplificazione radicale in politica…”.

Come si possono avvicinare i più giovani alla politica?
“Se si intende il fatto di andare a votare, non possiamo non rilevare che assistiamo, da tempo, ad una massiccia caduta delle percentuali di votanti. Tutte le democrazie mondiali sono in crisi. Ma questa è materia per i politologi. Se, invece, per politica intendiamo leggere, interessarsi di politica, partecipare alla vita dei partiti, anche qui la risposta non può che essere orientata al pessimismo, perché il partito è una forma di rappresentanza in declino”.

Dunque non c’è proprio speranza?
“Ci sono forme di partecipazione alla vita civile che hanno riflessi politici molto forti. Mi riferisco al volontariato ed alla crescente sensibilità per l’ambiente di cui, per certi versi, la giovanissima Greta Thunberg è un esempio paradigmatico. Certamente occorre ripartire dalla scuola, dall’insegnamento della educazione civica, rieducare gli stessi politici introducendo nuovamente le scuole di formazione politica, sollecitare i media a rinunciare al sensazionalismo per agevolare la riflessione e l’analisi critica delle notizie, anche se mi rendo conto che il marketing predilige altro. Ad ogni modo il vettore della sfida ambientale è strategico; non è un caso che il nuovo governo sembra aver posto l’ambiente, l’economia green, al centro del proprio programma. L’ambiente, come tema trasversale e globale, è l’ultimo banco di prova per avvicinare le giovani generazioni alla politica”.

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