Il governo sudafricano ha chiesto agli Stati Uniti di essere esentato dai dazi doganali del 12,5% proposti nell’ambito dell’indagine americana sul rispetto dei divieti di importazione di merci prodotte con lavoro forzato. La richiesta è stata presentata questa settimana a Washington da una delegazione guidata dal Dipartimento del Commercio, dell’Industria e della Concorrenza, nell’ambito di un procedimento avviato ai sensi della Sezione 301, che coinvolge almeno 60 economie. Pretoria sostiene di disporre di un quadro normativo solido: il Paese ha ratificato le principali convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, vieta il lavoro forzato e consente alle autorità di bloccare le importazioni sospette.
Inoltre, la legislazione sudafricana proibisce già l’ingresso di merci prodotte con lavoro carcerario. La delegazione ha chiesto esenzioni per una serie di prodotti chiave dell’export sudafricano: metalli del gruppo del platino, veicoli, agrumi, prodotti ittici, vino e frutta secca, sostenendo che non esistono prove della loro produzione tramite lavoro forzato. L’imposizione dei dazi, secondo Pretoria, danneggerebbe settori strategici e aggraverebbe tensioni commerciali già esistenti. Le relazioni tra Washington e Pretoria si sono infatti irrigidite negli ultimi anni, con frizioni su tariffe, politiche interne sudafricane e posizioni divergenti su vari dossier internazionali, inclusa la guerra di Gaza.
Nonostante ciò, il ministro del Commercio Parks Tau ha definito gli Stati Uniti “un partner commerciale importante”, assicurando che il dialogo proseguirà anche su questioni aperte come i dazi americani su acciaio, alluminio e automobili. Dopo l’udienza, l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha concesso tempo fino a giovedì per la presentazione di ulteriori documenti prima di prendere una decisione.





