La cooperazione sociale deve essere riconosciuta come una forza produttiva capace di generare lavoro, ricchezza e coesione nei territori. È il messaggio lanciato dal membro del CDA INPS, Antonio Di Matteo, nella relazione introduttiva dedicata a cooperazione, promozione umana ed economia sociale.
«Siamo in una fase di partenza e non di arrivo», ha affermato Di Matteo, sottolineando che il Piano nazionale per l’economia sociale dovrà tradursi nel riconoscimento concreto del ruolo strategico dei suoi protagonisti e nell’attivazione di nuove risorse pubbliche e private.
Nel 2023 la cooperazione sociale ha raggiunto 509.333 addetti e, pur rappresentando il 3,9 per cento degli enti non profit, ha garantito il 53 per cento dell’occupazione del settore. «La cooperazione sociale investe sulla prossimità e sulle relazioni umane, fa crescere il capitale sociale dei territori e, al tempo stesso, genera occupazione e produce ricchezza».
Per Di Matteo, occorre investire sulla sua «funzione generativa» e sul suo «ruolo trasformativo»: «Dopo quasi trentacinque anni, continua a essere la principale tecnologia di comunità sulla quale si regge il welfare del Paese».
VIOLENZA E CAPORALATO, DI MATTEO: IL LAVORO DEVE DIVENTARE STRUMENTO DI LIBERTÀ E RISCATTO
Ampliare il ruolo delle cooperative sociali di inserimento lavorativo per accompagnare le donne vittime di violenza e le persone sottratte allo sfruttamento e al caporalato verso una reale autonomia. È la proposta avanzata dal membro del CDA INPS, Antonio Di Matteo.
«Mettiamo la cooperazione sociale, non quella spuria, senza terra, ma quella della solidarietà e dei diritti, al servizio del Paese», ha dichiarato Di Matteo, chiedendo una revisione dell’articolo 4 della legge 381 del 1991.
La proposta è inserire tra le categorie di persone svantaggiate anche le donne vittime di violenza e le vittime di sfruttamento lavorativo, caporalato e intermediazione illecita. Una modifica che, secondo Di Matteo, permetterebbe alle cooperative di accompagnare queste persone nel mercato del lavoro, trasformando l’assistenza in autonomia e l’accoglienza in indipendenza economica.
«Serve una piccola revisione legislativa per raggiungere un grande risultato», ha spiegato il membro del CDA INPS, ricordando che per queste condizioni di fragilità lo Stato ha già previsto forme di tutela e sostegno e che l’intervento potrebbe quindi essere realizzato senza nuovi oneri per il bilancio pubblico.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE, DI MATTEO: PORTEREMO GLI ALGORITMI DOVE VIVONO LE PERSONE PIÙ FRAGILI
Portare l’intelligenza artificiale nei centri anziani, nei quartieri popolari e nelle strutture residenziali, affinché l’innovazione diventi uno strumento di inclusione e non una nuova causa di disuguaglianza. È l’obiettivo del progetto “Cooperazione Sociale 4.0”, annunciato dal membro del CDA INPS, Antonio Di Matteo.
«Vogliamo insegnare alle persone, a cominciare da quelle più fragili, come governare l’algoritmo», ha dichiarato Di Matteo. Il progetto punta a integrare l’intelligenza artificiale di comunità nei servizi di welfare, attraverso attività di formazione, accompagnamento e accesso alle nuove tecnologie.
Per Di Matteo, la trasformazione digitale deve essere guidata dalla dignità della persona, dalla solidarietà, dalla sussidiarietà e dalla giustizia sociale. La cooperazione sociale è chiamata quindi a entrare «nei cantieri della storia, per rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che è esposto». «Proveremo a umanizzare la tecnologia», ha concluso Di Matteo. «Il nostro non è solo un lavoro, ma è anche una missione. Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene».





