Dopo aver guidato prima Trenitalia e successivamente il Gruppo Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti è oggi amministratore delegato di Gesap, la società che gestisce l’aeroporto internazionale Falcone Borsellino di Palermo. Forte di un’esperienza maturata ai vertici del trasporto ferroviario e oggi anche componente del Consiglio di amministrazione di Fincantieri, continua a sostenere che la competitività del Paese dipende dalla capacità di progettare infrastrutture moderne, resilienti e orientate alla qualità del servizio.
Battisti, nella sua carriera ha guidato il trasporto ferroviario e oggi un grande aeroporto internazionale. Che cosa accomuna realtà apparentemente così diverse?
«Le infrastrutture di trasporto, ferroviarie, marittime o aeroportuali, oggi vanno governate con la stessa logica. Non sono più semplici reti attraverso cui transitano persone e merci, ma sistemi complessi esposti a shock geopolitici, energetici e industriali. Che si parli di un Frecciarossa, di una nave o di un aeroporto, il principio è identico: la crescita non può più essere lineare, deve essere resiliente.»
Lei ha guidato Trenitalia e poi Ferrovie dello Stato negli anni in cui il traffico passeggeri cresceva costantemente e la qualità del servizio diventava un elemento distintivo. Quali furono le scelte che fecero davvero la differenza?
«Abbiamo sempre considerato il passeggero il vero patrimonio dell’azienda. Non bastava offrire un treno veloce: bisognava offrire un’esperienza di viaggio capace di fidelizzare il cliente. Per questo abbiamo investito sulla qualità del servizio in ogni sua componente: puntualità, comfort, accoglienza, servizi di bordo, lounge, assistenza e innovazione. Ogni dettaglio contribuiva a costruire fiducia. Quando il viaggiatore percepisce qualità torna a scegliere il treno e diventa il primo ambasciatore del servizio. I risultati dimostrarono che questa strategia funzionava: aumentarono passeggeri e ricavi e l’Alta Velocità italiana divenne un modello di riferimento anche a livello internazionale. È una lezione che vale ancora oggi: le infrastrutture si costruiscono con gli investimenti, ma la loro competitività nasce anche dalla qualità del servizio.”
Oggi è alla guida dell’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Quanto c’è dell’esperienza maturata nelle Ferrovie in questo nuovo incarico?
«C’è lo stesso approccio. Anticipare il cambiamento invece di subirlo, investire nella sostenibilità, nella digitalizzazione, nella diversificazione delle rotte e dei partner. Un aeroporto, come una rete ferroviaria, deve essere in grado di funzionare anche quando il contesto internazionale diventa instabile.»
I numeri sembrano confermare questa strategia.
«Nel 2025 abbiamo superato i 9,2 milioni di passeggeri e anche il 2026 sta registrando una crescita significativa. Oggi colleghiamo 30 Paesi con 108 destinazioni grazie a 37 compagnie aeree. Sono risultati che nascono da una pianificazione di lungo periodo, dalla qualità dei servizi e dalla capacità di rendere lo scalo sempre più competitivo.»
Lei parla spesso di resilienza. Che cosa significa, concretamente?
«Significa costruire infrastrutture capaci di continuare a funzionare anche durante le crisi. Per questo investiamo nell’autonomia energetica, nel fotovoltaico, nei carburanti sostenibili, nella digitalizzazione e nella diversificazione dei partner. La resilienza non è un costo: è un vantaggio competitivo.»
Lei sostiene che oggi la competizione non si giochi più soltanto sui volumi di traffico.
«È così. Oggi aeroporti, ferrovie e porti competono soprattutto sulla capacità di garantire continuità operativa, qualità dei servizi e solidità delle relazioni industriali. Chi arriva preparato alle crisi sarà anche quello che saprà crescere di più.»
Guardando al futuro, quale dovrebbe essere la priorità per il sistema italiano dei trasporti?
«Le grandi infrastrutture devono essere considerate un investimento strategico per il Paese. Ferrovie, aeroporti, porti e logistica fanno parte di un unico ecosistema: solo se saranno sempre più integrati, sostenibili e digitali potranno aumentare la competitività dell’Italia. La tecnologia è fondamentale, ma resta decisiva una visione manageriale capace di mettere davvero il cittadino e il passeggero al centro di ogni scelta. Ciò che resta del viaggio quando si scende dal treno”.





