Il governo israeliano ha approvato all’unanimità una proposta per riconoscere come genocidio le violenze contro gli armeni compiute dall’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale. La decisione, che ora dovrà essere votata dalla Knesset, segna una svolta storica nella politica estera di Israele. Per decenni, Israele aveva evitato di affrontare ufficialmente la questione per non irritare Ankara, che da sempre respinge la definizione di genocidio e sostiene che le morti — stimate dagli storici fino a 1,5 milioni — siano il risultato di una guerra civile e di disordini interni. La comunità armena, invece, chiede da anni un riconoscimento internazionale pieno, già ottenuto da 32 Paesi, tra cui Stati Uniti, Siria e Libano.
Il ministro degli Esteri Gideon Saar, promotore della proposta, ha denunciato “una campagna istituzionalizzata di negazione e minimizzazione” da parte del governo turco, definendo il riconoscimento “un dovere morale e storico”. Saar ha ricordato che vari leader israeliani, incluso Benjamin Netanyahu, hanno già definito le violenze come genocidio, ma senza un voto formale del Parlamento. Il ministero degli Esteri turco ha accusato Israele di compiere “una mossa politicamente motivata” per distogliere l’attenzione dalle accuse rivolte a Tel Aviv per la guerra a Gaza.
Le relazioni tra Israele e Turchia, un tempo strette, si sono incrinate negli ultimi vent’anni con l’ascesa del presidente Recep Tayyip Erdogan. Le tensioni si sono aggravate ulteriormente durante le guerre più recenti a Gaza, in Libano e contro l’Iran. Israele, nato all’indomani della Shoah, respinge le accuse di genocidio e sostiene che la sua offensiva sia una risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. La settimana scorsa, un gruppo di esperti indipendenti incaricati dalle Nazioni Unite ha accusato Israele di aver “deliberatamente sparato a bambini” e ha ribadito le accuse di genocidio; Israele ha definito il rapporto “una diffamazione vergognosa”.





