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Mattarella su Ustica: “Ricostruire la verità resta un dovere”

A 46 anni dalla strage del DC9 Bologna-Palermo il Capo dello Stato ricorda le 81 vittime e la ferita nella storia della Repubblica
domenica, 28 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Quarantasei anni dopo, Ustica resta una ferita aperta nella storia della Repubblica. Il 27 giugno 1980 il DC9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò nel mar Tirreno. A bordo c’erano 81 persone, tra passeggeri e componenti dell’equipaggio. Nessuno sopravvisse. Per molte famiglie non ci fu neppure la possibilità di dare sepoltura ai propri cari. Da allora, il caso Ustica accompagna la memoria pubblica del Paese come una delle pagine più dolorose e controverse del dopoguerra. Ieri, nel giorno dell’anniversario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato il valore del raccoglimento e della memoria. Il Capo dello Stato ha rivolto il suo pensiero anzitutto ai familiari delle vittime, ai quali ha espresso vicinanza e solidarietà per un dolore che il tempo non può cancellare. Nella storia nazionale, ha sottolineato, il segno di quella catastrofe resta incancellabile: ottantuno vite furono distrutte nei cieli di Ustica, nel volo che collegava Bologna a Palermo.

Ricomporre fino in fondo ciò che è accaduto

Mattarella ha ricordato anche il lungo cammino compiuto per ricostruire quanto avvenne quella sera. Per anni la dinamica della strage è rimasta avvolta in una ricostruzione nebulosa. La ricerca della verità, tuttavia, non si è fermata e ha prodotto risultati significativi. Per il Presidente, ricomporre fino in fondo ciò che accadde sul mar Tirreno il 27 giugno 1980 rimane un dovere irrinunciabile dello Stato e della comunità nazionale.

Piena verità

Sulla stessa linea il Presidente del Senato Ignazio La Russa che ha rivolto un pensiero alle 81 vittime innocenti e ai loro familiari, custodi da quarantasei anni di una memoria segnata dal dolore. Commemorare Ustica, ha scritto, significa confermare l’impegno delle istituzioni affinché il ricordo non si spenga e la ricerca della piena verità prosegua con determinazione. Alle famiglie ha rinnovato la vicinanza personale e quella del Senato. Il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha definito Ustica una delle pagine più dolorose e oscure che abbiano colpito il Paese. Ha ricordato le 81 persone che persero la vita e ha ribadito che il tempo trascorso non attenua la necessità di continuare a cercare la verità. La memoria, per Fontana, resta un dovere collettivo.

Dal Parlamento il cordoglio ai famigliari delle vittime

Dal Parlamento sono arrivate altre prese di posizione. Il Vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha parlato di un segno incancellabile nella storia della Repubblica e ha rinnovato il cordoglio ai familiari delle vittime. Rampelli ha sostenuto che la verità processuale ha restituito uno scenario, ma non ha ancora permesso di ricomporre integralmente i fatti. Ha poi indicato le ombre, le reticenze e i sospetti di depistaggio come nodi ancora aperti, richiamando la responsabilità dello Stato nel dare giustizia alle vittime. Il Capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha espresso un pensiero commosso per le 81 vittime e per le famiglie, che continuano a testimoniare il peso di una ferita ancora presente nella coscienza nazionale. Ricordare, ha affermato, vuol dire custodire la memoria e confermare l’impegno delle istituzioni nel percorso verso la piena verità.

Le richieste del PD e la responsabilità collettiva

Più netto il richiamo della Segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Per la leader dem Ustica è una ferita mai chiusa e il dolore per le 81 vite spezzate resta intatto. Ma accanto alla memoria, ha aggiunto, esiste il dovere della giustizia. Schlein ha richiamato il passaggio giudiziario legato alla richiesta di archiviazione dell’indagine della magistratura italiana, sulla quale dovrà pronunciarsi il Gip, e ha chiesto che l’inchiesta non si interrompa. Il Partito democratico ha rivolto al Governo tre richieste. La prima riguarda l’Avvocatura generale dello Stato, chiamata secondo Schlein a pronunciarsi contro l’archiviazione. La seconda investe il piano diplomatico: l’esecutivo, per il Pd, deve utilizzare ogni canale disponibile con Paesi amici dell’Italia, come Francia e Stati Uniti, per ottenere informazioni utili su quanto avvenne nei cieli di Ustica. La terza riguarda la scomparsa degli archivi del ministero dei Trasporti relativi agli anni tra il 1969 e il 1984. Per Schlein, questa non è soltanto una battaglia delle famiglie, ma una responsabilità collettiva.

Giustizia per Ustica e per il Paese

Anche Libera e Gruppo Abele hanno chiesto che la ricerca non si fermi. Dopo decenni di indagini, depistaggi e reticenze internazionali, hanno affermato, i familiari delle vittime hanno diritto a una risposta definitiva, non a un atto che chiuda il percorso verso la verità. La giustizia per Ustica, secondo le due realtà, riguarda il Paese intero e la credibilità delle istituzioni democratiche, perché una democrazia non può convivere con zone d’ombra, abusi e silenzi.

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