La Cina ha intensificato la sua pressione economica sul Giappone con una nuova ondata di restrizioni che colpisce 40 enti giapponesi, tra cui quattro istituti governativi di ricerca sulla difesa e numerose aziende attive nei settori aerospaziale, energetico e tecnologico. Le misure, annunciate lunedì dal Ministero del Commercio, rappresentano un ulteriore passo nella campagna avviata a gennaio per limitare l’accesso di Tokyo a materiali e tecnologie dual‑use, inclusi minerali critici come le terre rare.
Pechino ha inserito 20 enti — tra cui il National Institute for Defense Studies e centri di ricerca per sistemi terrestri, navali e aerei — nella lista dei soggetti sottoposti a controllo sulle esportazioni. Diverse unità di Mitsubishi Electric e Mitsubishi Heavy Industries sono state aggiunte alla stessa lista. Le aziende cinesi e gli operatori stranieri non potranno più trasferire prodotti di origine cinese a questi destinatari, e qualsiasi attività in corso dovrà cessare immediatamente. Parallelamente, altri 20 enti, tra cui Mitsui E&S, il produttore di droni Terra Drone Corporation, aziende del settore nucleare e diverse unità di OKI Electric Industry, sono stati inseriti in una lista di sorveglianza che richiede controlli più severi su licenze e utilizzo finale.
Il ministero ha chiarito che nessuna esportazione sarà autorizzata se collegata a utenti militari giapponesi o a progetti che possano rafforzare le capacità difensive di Tokyo. Le tensioni sono esplose dopo le dichiarazioni del primo ministro Sanae Takaichi, che a novembre aveva ipotizzato una risposta militare giapponese in caso di attacco cinese a Taiwan. La Cina sostiene che le misure non influenzeranno le normali attività economiche bilaterali. Tuttavia, i mercati hanno reagito in modo misto. Pechino sta sfruttando la sua posizione dominante nelle catene di approvvigionamento dei minerali critici come strumento di deterrenza non militare.





