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Teheran avverte gli Usa sui sorvoli israeliani nel Golfo: “Fermateli o reagiremo”

venerdì, 26 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Il comando centrale unificato iraniano ha accusato l’Idf di continuare sorvoli e manovre ai confini della Repubblica islamica e ha avvertito che, se non si fermeranno, Teheran si riserva di reagire. Il messaggio, rivolto direttamente a Washington, arriva mentre resta fragile l’attuazione del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e mentre lo Stretto di Hormuz continua a essere il punto più sensibile della crisi.

Secondo Teheran, la presenza israeliana nei cieli e nelle acque del Golfo rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale iraniana. L’avvertimento dei Pasdaran si inserisce nella risposta iraniana alla dichiarazione congiunta firmata dal segretario di Stato americano Marco Rubio e dai ministri degli Esteri del Consiglio di cooperazione del Golfo, definita dal ministero degli Esteri iraniano “interventista, irresponsabile e provocatoria”. Nel testo, Washington e i Paesi del Golfo hanno chiesto la riapertura piena dello Stretto di Hormuz, una navigazione “libera, incondizionata e senza restrizioni” e un accordo che impedisca all’Iran di dotarsi di armi nucleari affrontando anche missili, droni e sostegno ai proxy regionali.

Ispezioni nucleari

Sul dossier nucleare è intervenuto anche il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, chiedendo verifiche rapide e “molto approfondite” sugli impianti iraniani. “Le intenzioni non bastano. Dobbiamo mettere in atto un sistema di verifica molto approfondito il prima possibile”, ha detto Grossi in una conferenza stampa in Giappone. Secondo il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’obiettivo del memorandum Usa-Iran è garantire che Teheran non sviluppi armi nucleari, ma per farlo serve il ritorno degli ispettori e il controllo dello stato dei materiali già sottoposti a monitoraggio.
La richiesta dell’Aiea resta uno dei passaggi più delicati dell’intesa provvisoria. Nei giorni scorsi Teheran aveva sostenuto che alcuni siti colpiti durante il conflitto non sarebbero stati accessibili fino a un accordo complessivo e alla rimozione delle sanzioni. Grossi ha invece ribadito che le ispezioni dovranno avvenire e che senza verifiche il quadro dell’accordo resterebbe incompleto.

Hormuz sotto pressione

La tensione resta alta anche nello Stretto di Hormuz. Dopo l’attacco a una nave mercantile avvenuto ieri, l’Organizzazione marittima internazionale ha sospeso le operazioni di evacuazione dei marinai bloccati nella regione. L’agenzia britannica UKMTO ha riferito che una nave è stata colpita sul lato di dritta da un proiettile non identificato, senza vittime. L’Autorità iraniana per gli stretti del Golfo Persico ha avvertito che le navi in transito fuori dalle rotte autorizzate non saranno coperte da garanzie di passaggio sicuro né da indennizzi.
Washington ha replicato che l’Iran non può ostacolare il libero flusso del traffico marittimo. Donald Trump ha insistito sul fatto che Hormuz “è aperto”, sostenendo che ieri sarebbero transitati 19 milioni di barili di petrolio e rivendicando il calo dei prezzi del greggio. Secondo Bloomberg, il traffico navale continua in entrambe le direzioni, anche se l’attacco ha riacceso i timori degli armatori e delle compagnie assicurative.

Roma nega il coinvolgimento

Nel quadro della crisi si è inserito anche il caso delle basi italiane, dopo le parole del segretario generale della Nato Mark Rutte sui voli americani partiti dall’Italia durante le operazioni contro l’Iran. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato con il collega iraniano Abbas Araghchi e ha ribadito che “l’Italia non ha mai partecipato ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’uso delle sue basi per azioni di guerra contro l’Iran”.

Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha respinto la ricostruzione, definendo quelle di Rutte parole dette “a caso” e parlando di una “tempesta in un bicchier d’acqua”. Crosetto ha spiegato che l’Italia ha autorizzato solo attività logistiche ordinarie, non missioni di bombardamento. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato la linea del governo: “Non abbiamo partecipato al conflitto”.
Intanto resta aperto anche il fronte libanese. Il presidente Joseph Aoun ha accolto con favore l’iniziativa di Francia e Italia per una coalizione multinazionale che possa subentrare all’Unifil alla scadenza del mandato, mentre nel sud del Libano continuano raid e violazioni dello spazio aereo. Per Teheran, proprio la pressione israeliana su Libano e Golfo resta il principale rischio per la tenuta dell’intesa con Washington.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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