Le forze di sicurezza irachene hanno arrestato domenica decine di politici e alti funzionari a Baghdad, in una vasta operazione anticorruzione ordinata dal primo ministro Ali al‑Zaidi. Secondo l’agenzia statale INA, 47 persone sono state fermate, tra cui membri del Parlamento e dirigenti ministeriali, in raid condotti durante la notte nella zona verde della capitale, l’area più protetta del Paese che ospita ambasciate e uffici governativi. Unità d’élite del Servizio antiterrorismo hanno fatto irruzione nelle abitazioni dei sospetti, dopo che la magistratura aveva emesso mandati di arresto contro presunte reti di corruzione. Tra gli arrestati figura Ali Maarij, vice ministro del Petrolio per la distribuzione, già sanzionato dagli Stati Uniti a maggio per presunti traffici di greggio a beneficio di milizie filo‑iraniane.
Washington lo aveva accusato di aver facilitato la miscelazione di petrolio iraniano con quello iracheno per l’esportazione, utilizzando documenti falsi. Il ministero del Petrolio aveva respinto le accuse, sostenendo che le attività contestate non rientravano nelle competenze di Maarij. Fonti giudiziarie citate da INA riferiscono che alcune detenzioni derivano dalle testimonianze di Adnan al‑Jumaili, vice ministro del Petrolio per la raffinazione, arrestato nei giorni scorsi e che avrebbe coinvolto altri funzionari in un sistema di tangenti e appropriazioni indebite.
Zaidi, insediatosi a maggio, ha promesso di affrontare la corruzione endemica che da anni mina la stabilità politica e economica dell’Iraq. Alcuni sospetti sarebbero riusciti a fuggire prima dell’arrivo delle forze di sicurezza, spingendo le autorità a sigillare gli accessi alla Green Zone e a lanciare una caccia all’uomo. Secondo fonti interne, la campagna proseguirà nei prossimi giorni e potrebbe estendersi ad altre province.





