Gli Stati Uniti e i loro principali alleati nel campo dell’intelligence hanno diffuso un avvertimento congiunto senza precedenti, accusando la Cina di condurre una campagna globale di spionaggio e interferenza “più aggressiva e sofisticata che mai”. La dichiarazione, firmata da Washington insieme a Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda — i Paesi del gruppo Five Eyes — segnala un livello di preoccupazione che raramente viene espresso in modo così coordinato.
Secondo il rapporto, Pechino avrebbe ampliato in modo significativo le sue operazioni di cyber-intrusione, targeting infrastrutture critiche, aziende tecnologiche, istituti di ricerca e persino amministrazioni locali. Gli attacchi includerebbero tentativi di infiltrazione nei sistemi energetici e nei network di comunicazione, con l’obiettivo di ottenere vantaggi strategici e preparare possibili azioni di sabotaggio in caso di crisi.
Le agenzie di intelligence denunciano inoltre un aumento delle attività di reclutamento clandestino di ricercatori e funzionari occidentali, spesso attraverso società di copertura o piattaforme professionali. “La Cina sta cercando di riscrivere le regole della sicurezza globale a suo favore”, ha dichiarato un alto funzionario statunitense, sottolineando che la minaccia non riguarda solo gli Stati Uniti ma “l’intero ecosistema democratico”.
Pechino ha respinto le accuse definendole “calunnie politiche”, accusando a sua volta Washington di alimentare tensioni per contenere l’ascesa cinese. Ma gli alleati insistono che la portata delle operazioni attribuite alla Cina richiede una risposta coordinata: maggiore condivisione di informazioni, rafforzamento delle difese digitali e nuove misure per proteggere la proprietà intellettuale.
L’avvertimento arriva in un momento di forte competizione strategica tra le due potenze, con gli Stati Uniti impegnati a consolidare alleanze in Asia e a limitare l’accesso cinese alle tecnologie più avanzate.





