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Medio Oriente, tregua armata tra Usa e Iran. Teheran sospende la rappresaglia, ma minaccia: “La guerra si allargherà se riprenderanno i raid”

In Cisgiordania cresce la tensione tra incendi alle moschee, arresti e nuove incursioni dell'esercito israeliano
lunedì, 27 Luglio 2026
2 minuti di lettura

L’Iran ha annunciato la sospensione delle operazioni di rappresaglia dopo che gli Stati Uniti hanno interrotto, almeno per il momento, i raid contro il Paese. “Nelle ultime due notti gli americani hanno fermato i loro attacchi. Poiché la nostra strategia si basa essenzialmente sulla rappresaglia, anche noi abbiamo sospeso le nostre operazioni”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, in un’intervista alla televisione di Stato.

Tregua, missili e rischi

La decisione americana sarebbe maturata alla Casa Bianca durante una riunione convocata venerdì dal presidente Donald Trump con i principali consiglieri per la sicurezza nazionale. Secondo quanto riportato dal New York Times, il presidente avrebbe accantonato, almeno per ora, i piani di una “escalation significativa” dell’offensiva militare contro Teheran, dopo che il capo di Stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, avrebbe espresso forti preoccupazioni per il rapido esaurimento delle scorte di intercettori Patriot e di altre munizioni destinate alla difesa aerea nel teatro mediorientale.

Il ruolo di JD Vance e del generale Caine

Uno scenario confermato anche dalla Cnn, secondo cui sia il vicepresidente JD Vance sia lo stesso generale Caine avrebbero invitato alla prudenza durante il vertice nello Studio Ovale. Pur riconoscendo che un’eventuale offensiva avrebbe potuto ottenere risultati sul piano militare, Caine avrebbe evidenziato il rischio di compromettere le capacità difensive statunitensi e di provocare un effetto domino nell’intera regione. Non è chiaro se siano stati proprio questi rilievi a convincere Trump a sospendere i bombardamenti né quanto potrà durare la pausa operativa del Centcom.

Le nuove minacce iraniane

Da Teheran, tuttavia, arrivano nuovi avvertimenti. Akraminia ha affermato che il conflitto rischia di allargarsi qualora Washington decidesse di riprendere gli attacchi contro la Repubblica islamica, soprattutto in vista della missione negli Stati Uniti del premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Se gli americani cadranno ancora una volta nella trappola dei sionisti e insisteranno nel continuare la guerra, in particolare con i raid aerei, il conflitto si espanderà ulteriormente sul piano geografico”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito iraniano.

L’aggressione ai coloni palestinesi

Intanto resta altissima la tensione in Cisgiordania. L’agenzia palestinese Wafa riferisce che coloni israeliani hanno dato alle fiamme parte di una moschea nel villaggio di Kur, a sud di Tulkarem, dopo aver fatto irruzione nell’area e imbrattato i muri con scritte razziste. Si tratta del secondo episodio della giornata, dopo l’incendio appiccato alla moschea in costruzione di al-Rahma, nella città di Qusra, a sud di Nablus. Secondo Al Jazeera, che ha diffuso immagini verificate dell’incendio, le fiamme hanno completamente avvolto l’edificio di culto. Il Centro di Informazione Palestinese, citando fonti locali, attribuisce l’attacco ai coloni israeliani.

Gli arresti dell’esercito israeliano

Parallelamente, le forze israeliane hanno intensificato le operazioni di sicurezza in Cisgiordania. Wafa riferisce dell’arresto di almeno 80 palestinesi nel corso di una vasta campagna di raid successiva ai recenti attacchi che hanno provocato la morte di quattro palestinesi e due soldati israeliani. Tra gli arresti segnalati figurano 30 persone nel villaggio di Tal, 14 a Ramallah, cinque a Jenin, otto a Hebron, tre a Betlemme e sei a Tulkarem.

Le nuove restrizioni

Nel frattempo, l’emittente israeliana Kan riferisce che l’esercito ha imposto severe restrizioni alla circolazione, rafforzando i posti di blocco lungo le principali arterie stradali e agli ingressi dei villaggi della Cisgiordania occupata, in un clima di crescente tensione che continua ad alimentare il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto.

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