«Il cardinale Matteo Zuppi è sempre il benvenuto a Mosca». Lo ha detto ad Avvenire l’ambasciatore russo presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, alla vigilia della terza missione dell’arcivescovo di Bologna in Russia. Zuppi è già nella capitale russa, dove da domani inizieranno tre giornate di incontri e colloqui, che si concluderanno mercoledì. La visita arriva dopo quella compiuta a luglio in Ucraina, durante la quale il cardinale aveva visitato anche un campo di detenuti dell’esercito russo. In quell’occasione era stata avanzata la richiesta di un analogo intervento in Russia per verificare le condizioni dei prigionieri ucraini. Soltanovsky ha sottolineato il ruolo svolto dal cardinale negli scambi e nelle liberazioni dei prigionieri: «Ogni volta che si riesce a raggiungere un’intesa, si tratta di un risultato di grande rilevanza, che naturalmente accogliamo con favore. Siamo molto grati al cardinale Zuppi per il suo contributo». L’ambasciatore ha poi criticato il riarmo europeo, definendolo «un processo pericoloso» e collegandolo, secondo la posizione russa, alla mancanza di dialogo tra Mosca e i Paesi dell’Ue. Soltanovsky ha accusato inoltre alcune élite europee di «sabotare il processo di pace in Ucraina».
Parolin: la pace non può essere rimandata
Dal Palazzo di Vetro è arrivato intanto l’appello della Santa Sede. Nel suo intervento al dibattito generale dell’81esima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha ribadito la necessità di fermare il conflitto. «Dopo oltre quattro anni di guerra in Ucraina, il bilancio delle vittime continua a salire», ha detto Parolin, sottolineando l’urgenza di «porre fine alle ostilità e di aprire la strada alla diplomazia». «La pace non può essere rimandata; le armi devono tacere e i bombardamenti devono cessare», ha aggiunto, incoraggiando «ogni iniziativa volta a ottenere un cessate il fuoco immediato, completo ed efficace».
Kiev: possibile scambio prigionieri
Un nuovo importante scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina potrebbe avvenire già nei prossimi giorni. Lo ha riferito il capo dell’Ufficio del presidente ucraino, Kyrylo Budanov, all’emittente Novyny.LIVE: «Dovrebbe accadere molto rapidamente, nel prossimo futuro. Credo nel corso della settimana». Non sono stati resi noti né la data precisa né il numero delle persone coinvolte. Budanov ha inoltre annunciato che l’Ucraina punta a utilizzare su larga scala droni intercettori nei prossimi mesi. I prototipi sono già sottoposti a test sul campo: «Stiamo testando ora i prototipi non come prima nei laboratori, ma in condizioni reali, e stanno facendo il loro lavoro».
Zelensky critica Cina e India
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha intanto lamentato il mancato sostegno di alcuni grandi Paesi del G20, tra cui Cina e India, dopo l’ultima ondata di bombardamenti russi. «Lavoriamo costantemente con gli europei, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, l’Australia e altri partner per rafforzare la nostra difesa e una diplomazia concreta. Ma, purtroppo, manca una posizione forte e coerente da parte della Cina e dell’India, del Brasile e del Sudafrica, dei Paesi del G20 e del Sud globale», ha scritto su X. «Tutti questi Paesi hanno influenza sulla Russia e potrebbero aiutare a rendere la pace una realtà», ha aggiunto Zelensky.
Raid russi su Odessa
Intanto, una serie di attacchi russi ha colpito Odessa, causando almeno due feriti e diversi danni. Secondo le autorità locali, i raid hanno provocato incendi e colpito abitazioni private, un impianto produttivo e alcuni magazzini. Il governatore della regione, Oleh Kiper, ha riferito che un negozio di ferramenta è stato colpito due volte nella stessa giornata. Con il fronte in gran parte in una situazione di stallo, la Russia continua a colpire le città ucraine con droni e missili. Kiev, a sua volta, conduce attacchi con droni contro impianti petroliferi e strutture dell’industria della difesa in territorio russo.





