La de-cristianizzazione delle nostre comunità “occidentali”, Italia compresa, è il fenomeno più oscuro e malefico dei nostri tempi contro cui varrebbe veramente la pena, per me il dovere, di alzare la voce e levarsi ritti.
Cominciamo con un po’ di oggettiva storia: basterebbe la data del nostro tempo, il 2026, cui dovremmo aggiungere d.c. (dopo Cristo) per comprendere che l’universo mondo azzera i suoi anni e comincia a contarli a partire dalla nascita di un certo Gesù, divenuto, poi, (per i cristiani credenti) il Messia, la cui attesa si compì 2026 anni or sono.
Da allora qualcosa di veramente “grande” e unico è accaduto in quella terra di Palestina sviluppandosi e propagandosi anno dopo anno fra la gente di tutto il mondo diventando “grande” e unico per l’umanità intera.
Ma prima del “momento” della Croce vi è stata la predicazione di Gesù che, dopo le Tavole di Mosè, costituiscono il compimento di un cammino che vorrei definire quasi culturale del Cristianesimo in quanto ha prodotto e consegnato, allora come ai giorni nostri, i fondamenti morali (ma anche culturali) della convivenza civile, della compassione, del rispetto per la vita e di una vera giustizia tanto da diventare, poi, in “occidente”, fondamenti di costituzioni, codici e statuti di diritti civili.
Da allora, il mondo sta vivendo sotto un’ombra gigantesca che è quella della “croce” divenuta un simbolo per i credenti ma diventandolo anche per i non credenti (avendo fondamenti storici inequivocabili e inconfutabili), un’ombra silenziosa, immensa, che si distende sulla storia dell’umanità con una presenza discreta ma ineludibile senza, peraltro, fare paura perché la Croce è il segno dell’umiltà e del ricordo profondamente “buono” dei contenuti di quella predicazione.
Una storia straordinaria ed esaltante diremmo, eppure, la crisi del cristianesimo è davanti ai nostri occhi e non si misura solo dal numero delle chiese vuote ma si misura dallo spregio della vita e degli affetti, dalla corsa sfrenata al profitto economico, dall’individualismo esasperato, dall’indifferenza verso il prossimo, dalla violenza quotidiana, dall’impoverimento morale delle nostre società, dalla demolizione giuridica e morale della “famiglia” e del diritto naturale su cui poggia con sostituzione di valori con“interessi” e graduale perdita di senso spirituale della vita e di ogni etica comportamentale.
Un lento ma inesorabile indebolimento morale catastrofico per la nostra società che dobbiamo arrestare cominciando con un esercizio molto semplice: rialzando lo sguardo verso quella Croce per sentirne la presenza discreta maprofonda e con essa richiamarci a quei valori spirituali per cui, prima di chiederci, davanti a tutti gli interrogativi della vita, se è giusto o sbagliato, dovremmo chiederci se è bene o è male.
E per finire, difendiamo la Croce e il cristianesimo non traducendola in ostilità verso altre fedi, ma nella custodia convinta della nostra identità spirituale e culturale di fronte a ogni forma di integralismo o di invadenza religiosa di altre fedi.
E non abbiamo tempo da perdere.





