Almeno 22 persone, tra cui molte donne e dieci bambini, sono morte sabato nell’Afghanistan orientale quando un camion carico di rifugiati di ritorno dal Pakistan si è ribaltato lungo l’autostrada che collega Kabul alla provincia di Nangarhar. Secondo le autorità locali, il mezzo è precipitato in un fossato dopo che l’autista si sarebbe addormentato al volante, trasformando il viaggio verso casa in una nuova tragedia. I feriti, circa 36, sono stati trasferiti negli ospedali della regione.
Le vittime facevano parte delle migliaia di afghani costretti a rientrare negli ultimi mesi dal Pakistan, che nel 2023 ha avviato una vasta campagna di espulsioni contro i migranti irregolari. Un flusso imponente che coinvolge anche persone nate e cresciute oltre confine, improvvisamente spinte verso un Paese segnato da instabilità, povertà e infrastrutture fragili. Anche l’Iran, nello stesso periodo, ha intensificato le deportazioni, contribuendo a un ritorno di massa che ha messo sotto pressione comunità già vulnerabili.
La tragedia di Laghman non è stata l’unica del fine settimana. Nella provincia di Nuristan, un’auto è precipitata in un fiume, ferendo il conducente e lasciando quattro passeggeri dispersi. Le squadre di soccorso sono ancora impegnate nelle ricerche, mentre le autorità temono un nuovo bilancio drammatico.
Gli incidenti stradali sono frequenti in Afghanistan, dove le strade dissestate, la scarsa manutenzione dei veicoli e il mancato rispetto delle norme di sicurezza rendono ogni viaggio potenzialmente pericoloso. Per i rifugiati di ritorno, spesso stipati su mezzi sovraccarichi e costretti a lunghi spostamenti, il rischio è ancora maggiore.
La doppia tragedia riaccende l’attenzione sulle condizioni di chi rientra in un Paese che fatica a garantire servizi essenziali e sicurezza minima, mentre la comunità internazionale resta concentrata su altre crisi globali.





