Le squadre di soccorso afghane hanno lavorato senza sosta martedì tra le macerie delle case distrutte dalle inondazioni lampo che hanno colpito la provincia orientale di Nuristan, causando almeno 23 morti e lasciando oltre 100 dispersi, secondo le autorità. L’Autorità nazionale per la gestione dei disastri ha riferito che 80 persone sono rimaste ferite quando le acque hanno travolto edifici e infrastrutture, colpendo anche la città di Parun, capoluogo provinciale. I filmati provenienti da Parun mostrano un paesaggio irriconoscibile: cumuli di fango, rocce e detriti al posto delle abitazioni.
Bulldozer e mezzi pesanti rimuovono il cemento frantumato, mentre i residenti scavano con pale e mani nude alla ricerca di sopravvissuti. Le inondazioni sono state precedute da un’allerta meteorologica diffusa lunedì sera dal Ministero dei Trasporti e dell’Aviazione Civile, che prevedeva forti piogge, temporali, venti intensi, sabbia e alluvioni improvvise in 10 delle 34 province del Paese. Le autorità avevano invitato la popolazione a evitare le rive dei fiumi e le aree a rischio, ma la violenza delle precipitazioni ha superato ogni previsione.
Nel 2024, oltre 300 persone sono morte durante le alluvioni primaverili; all’inizio del 2025, almeno 110 sono decedute in frane e allagamenti diffusi. Decenni di conflitti, infrastrutture insufficienti, deforestazione e gli effetti crescenti del cambiamento climatico amplificano l’impatto di questi disastri, soprattutto nelle aree remote dove molte abitazioni sono costruite in fango, incapaci di resistere a diluvi improvvisi. Nuristan, con le sue valli isolate e le sue montagne instabili, è una delle regioni più esposte. Le autorità temono che il bilancio possa aggravarsi nelle prossime ore, mentre i soccorritori cercano di raggiungere villaggi ancora isolati dalle frane e dalle strade distrutte.





