La tensione politica in Turchia è esplosa nuovamente dopo che la polizia ha fatto irruzione negli uffici del CHP, il principale partito di opposizione, utilizzando gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere dirigenti, attivisti e parlamentari presenti all’interno.
L’operazione, avvenuta nel tardo pomeriggio ad Ankara, è stata giustificata dal ministero dell’Interno come parte di un’indagine su presunte irregolarità amministrative, ma il partito denuncia un “attacco politico senza precedenti”. Secondo fonti interne al CHP, gli agenti avrebbero sfondato l’ingresso principale dopo che i dirigenti si erano rifiutati di consegnare documenti ritenuti “sensibili” per la sicurezza del partito.
Testimoni riferiscono che, una volta entrati, gli agenti hanno lanciato lacrimogeni nei corridoi e sparato proiettili di gomma contro i militanti che tentavano di opporsi allo sgombero. Diversi membri del partito, tra cui alcuni parlamentari, sono rimasti feriti e hanno ricevuto cure sul posto.
Il governo ha respinto le accuse di abuso di potere, sostenendo che l’operazione fosse “necessaria e proporzionata” nell’ambito di un’indagine giudiziaria. Ma le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch e l’Associazione degli Avvocati di Ankara, hanno condannato l’irruzione definendola “un grave segnale di deterioramento democratico”.
L’episodio arriva in un momento di forte polarizzazione politica, con il CHP già sotto pressione dopo recenti decisioni giudiziarie che hanno colpito la sua leadership. Migliaia di sostenitori si sono radunati fuori dalla sede del partito, denunciando un tentativo di “neutralizzare l’opposizione” in vista delle prossime scadenze elettorali. La polizia ha istituito un cordone di sicurezza intorno all’edificio, mentre i dirigenti del CHP hanno annunciato un ricorso immediato e una mobilitazione nazionale.





