Un lungo, lunghissimo applauso ha accolto ieri Leone XIV ad Acerra, cuore della Terra dei Fuochi (nel napoletano), per una visita pastorale destinata a segnare uno dei passaggi più forti del suo pontificato sul tema dell’ambiente e della giustizia sociale. Oltre 12mila persone hanno partecipato ai due appuntamenti della giornata: il primo nella Cattedrale di Santa Maria Assunta con vescovi, sacerdoti, religiosi e famiglie delle vittime dell’inquinamento ambientale; il secondo in piazza Calipari con sindaci, associazioni e fedeli provenienti dai comuni dell’area campana devastata per decenni dai traffici illegali di rifiuti.
“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”: con queste parole il Pontefice ha aperto il suo discorso nel Duomo di Acerra, davanti ai familiari delle vittime e ai rappresentanti della diocesi. Un intervento severo, scandito da richiami morali e sociali, nel quale il Papa ha indicato responsabilità precise dietro la devastazione della Terra dei Fuochi.
Il Santo Padre ha parlato di “un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”, definendo la crisi ambientale campana una ferita ancora aperta per l’intero Paese. Ha ricordato che già Bergoglio avrebbe voluto raggiungere Acerra e che la sua visita rappresenta anche la prosecuzione ideale del messaggio contenuto nell’enciclica ‘Laudato sì’.
Campania Felix
Nel Duomo il Prevosto ha scelto il profeta Ezechiele e la visione della valle delle ossa inaridite per descrivere la condizione di un territorio piegato da inquinamento, criminalità e silenzi istituzionali. “Questa terra anticamente era chiamata Campania felix”, ha ricordato, “capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura”. Poi il contrasto con la realtà attuale: “Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini”. Il Vescovo di Roma ha però riconosciuto anche il lavoro di chi, negli anni, ha reagito al degrado. Ha ringraziato la Chiesa locale, le associazioni ambientaliste, i sacerdoti e i cittadini che “hanno saputo osare la denuncia e la profezia”. Ai fedeli ha rivolto un invito alla responsabilità collettiva: “Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.
Il secondo momento della visita si è svolto in piazza Calipari, dove il Pontefice ha incontrato sindaci e cittadini dei comuni della Terra dei Fuochi. In un clima di forte partecipazione popolare, Leone XIV ha insistito sul legame tra tutela dell’ambiente, legalità e dignità sociale: “Il bene comune viene prima degli affari di pochi”, ha detto per poi denunciare compromessi, fatalismo e rassegnazione come terreno fertile per l’illegalità.
Responsabilità Politica
Il Papa ha richiamato le responsabilità della politica, delle istituzioni e del sistema economico e ha parlato della necessità di “un cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa”. Nel suo discorso ha criticato un modello di sviluppo “cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro”, capace soltanto di produrre “spreco, veleni e povertà”. Particolarmente toccante il passaggio dedicato alle famiglie colpite dall’inquinamento: “Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti”. Da qui l’appello a costruire “un nuovo patto” fondato sulla giustizia, sull’educazione e sulla memoria. “È tempo di un’azione etica e di una memoria operosa”.
Nel suo intervento il Pontefice ha più volte richiamato il valore dell’educazione come strumento decisivo per il cambiamento: “Lasciare un mondo migliore ai nostri figli non deve apparire un’ambizione impossibile”, ha spiegato per poi ricordare la necessità di formare cittadini, amministratori, lavoratori e comunità capaci di custodire il territorio e respingere le logiche dell’arricchimento illecito.
Emarginazione Sociale
Ampio spazio anche al tema dell’emarginazione sociale. Il Santo Padre ha ricordato che “l’emarginazione produce sempre insicurezza” e ha invitato a “contrastare l’emarginazione, non gli emarginati”, rompendo quella catena di esclusione che spesso alimenta illegalità e degrado nelle periferie urbane. Tra gli applausi della folla, il Papa ha indicato la strada della rinascita attraverso una comunità unita nella fede e nell’impegno civile: “Lo Spirito Santo vi conceda di vedere un esercito di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra”, ha affermato nel Duomo. Poi, in piazza, il richiamo finale alla speranza: “Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba”.





