Leone XIV nella Terra dei Fuochi riporta al centro la questione ambientale. Scelte rinviate hanno favorito proprio ciò che si voleva combattere: discariche illegali, roghi tossici, traffici criminali.
“Una terra ferita, ma anche una terra di rinascita e di speranza”. Sono le parole di Papa Leone XIV ad Acerra. Per la prima volta un Pontefice raggiunge il cuore della “Terra dei Fuochi”, quel territorio martoriato tra Napoli e Caserta dove per decenni criminalità, traffici illegali e incapacità politica hanno devastato ambiente, salute e dignità delle persone.
Una visita breve, ma dal valore enorme. Un pellegrinaggio morale dentro una delle più gravi ferite italiane. E insieme un richiamo severo alle responsabilità di tutti: istituzioni, politica, cittadini, cultura ambientalista.
Dai Papi nuova visione ecologica
È il solco della “Laudato Si'” e della “Lodate Dio”, il grande appello di Papa Francesco ad una “ecologia integrale”, capace di unire giustizia sociale, tutela ambientale, ricerca scientifica e responsabilità collettiva.
È un richiamo che editorialmente come giornale la Discussione abbiamo raccolto più volte. Lo abbiamo fatto seguendo e raccontando le battaglie anche di imprese che dedicano il loro lavoro alla lotta all’inquinamento. Siamo stati presenti al Forum internazionale PoliEco sull’economia dei rifiuti, dove scienziati, magistrati, ingegneri e forze dell’ordine hanno mostrato dati, rischi e soprattutto soluzioni. Soluzioni concrete. Tecnologie esistenti. Strumenti già adottati in gran parte d’Europa.
I ritardi che generano illegalità
Ed è qui che emerge il grande paradosso italiano.
Per anni il nostro Paese ha rifiutato, ostacolato o rallentato la realizzazione di termovalorizzatori di nuova generazione, impianti oggi dotati di tecnologie avanzatissime per il controllo delle emissioni e per il recupero energetico dei rifiuti. Mentre l’Europa costruiva sistemi moderni di smaltimento, l’Italia restava impantanata tra ricorsi, ideologie, proteste e veti.
Eppure proprio nei Paesi europei più sensibili ai temi ambientali – dalla Germania alla Svezia, dalla Norvegia alla Danimarca – gli ambientalisti hanno sostenuto innovazione, ricerca e nuovi impianti come strumenti indispensabili per combattere l’inquinamento. Hanno compreso che non esiste tutela della natura senza tecnologia, senza scienza, senza infrastrutture efficienti.
Basta ambientalismo dei “No”
In Italia, invece, troppo spesso ha prevalso un ambientalismo del “No”, incapace di distinguere tra vecchi modelli industriali e nuove soluzioni sostenibili. Un’opposizione ideologica che ha finito, paradossalmente, per favorire proprio ciò che diceva di combattere: discariche illegali, roghi tossici, traffici criminali, avvelenamento delle falde e dei terreni.
Disastri e lutti evitabili
La Terra dei Fuochi non è stata solo il prodotto micidiale e assassino della delinquenza organizzata. È stata anche il frutto dell’insipienza politica e dell’incapacità di decidere e scegliere la forma migliore per evitare che i rifiuti siano oro per alcuni e veleno per gli altri.
La domanda che oggi pone idealmente la presenza di Papa Leone ad Acerra è semplice e drammatica: si poteva evitare tutto questo? Si potevano salvare vite umane, territori, famiglie? Noi siamo convinti di sì. Perché la ricerca scientifica, la tecnologia e l’esperienza internazionale dimostrano che esistevano ed esistono strumenti per impedire questo disastro.
Energia e atomo, errori e ritardi
Lo stesso vale per il tema energetico. Per decenni l’Italia ha rinunciato anche al nucleare di nuova generazione, mentre altre nazioni investivano in sicurezza, innovazione e autonomia strategica. Oggi paghiamo quella scelta con ritardi enormi, dipendenza energetica e costi elevati per imprese e cittadini.
Eppure l’atomo pulito rappresenta ormai una delle grandi sfide del futuro: nessuna emissione diretta di gas serra durante il funzionamento, continuità nella produzione energetica, minore consumo di suolo rispetto ad altre fonti. Un’opportunità che non esclude le rinnovabili, ma le integra dentro una strategia moderna e pragmatica.
Economia circolare e impianti
La vera questione è allora culturale e politica. Occorre superare definitivamente le contrapposizioni ideologiche che hanno paralizzato l’Italia. Come ha ricordato Claudia Salvestrini, direttore generale del Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti in polietilene, “non ci devono essere colori politici su questo argomento”. Serve una politica ambientale unitaria, fondata su economia circolare, innovazione e ricerca.
Guidare eticamente il progresso
Il messaggio del Papa va esattamente in questa direzione. Custodire il Creato non significa fermare il progresso. Significa guidarlo con responsabilità, etica e intelligenza. Significa scegliere la scienza contro l’ignoranza, la competenza contro la propaganda, il coraggio contro la paura.
Prevalga impegno e ragione
Per troppo tempo, davanti alla tragedia della Terra dei Fuochi, ha prevalso chi sapeva soltanto dire “No”. Oggi, anche nel nome delle vittime di quell’avvelenamento criminale, è tempo che prevalgano la ragione, la tecnologia e il buon senso.





