L’Alleanza atlantica ha annunciato un ridimensionamento graduale della forza di pace, oggi composta da circa 4.600 militari, motivando la decisione con il miglioramento della situazione di sicurezza sul terreno. Non sono stati forniti dettagli sui Paesi interessati dal ritiro né sul numero esatto dei soldati che lasceranno il Kosovo. L’adeguamento della presenza militare avverrà nel corso del prossimo anno e seguirà i normali cicli di dispiegamento e ridispiegamento dei contingenti nazionali. L’Alleanza precisa che la misura resterà legata alle condizioni operative e potrà essere rivista se il quadro di sicurezza dovesse peggiorare.
“Le condizioni attuali consentono di ottimizzare ulteriormente dimensioni e postura della missione”, ha dichiarato il generale statunitense Alexus G. Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate in Europa. Grynkewich ha ribadito che “Nato e Kfor restano pienamente impegnate per la sicurezza in Kosovo”, collegando la decisione all’aumento della stabilità e alla maggiore capacità delle organizzazioni di sicurezza locali.
Cosa è Kfor
Kfor è presente in Kosovo dal 1999, dopo la guerra tra le forze serbe e la guerriglia indipendentista albanese kosovara, sulla base della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La missione ha il compito di contribuire a un ambiente sicuro e alla libertà di movimento per tutte le comunità, in coordinamento con la polizia del Kosovo e con la missione europea Eulex.
Il ridimensionamento segna quindi un passaggio politico e militare rilevante, ma non equivale a un disimpegno completo. La Nato insiste sul carattere calibrato e reversibile della decisione. È un punto centrale, perché il Kosovo resta uno dei dossier più delicati dei Balcani occidentali. Belgrado continua a non riconoscere l’indipendenza proclamata da Pristina nel 2008, mentre nel nord del Paese, a maggioranza serba, le tensioni hanno più volte richiesto negli ultimi anni un rafforzamento della sorveglianza internazionale.
La scelta dell’Alleanza arriva in una fase in cui la Nato intende alleggerire la presenza dove ritiene più stabile il quadro operativo, senza rinunciare alla deterrenza. Il messaggio è duplice: da un lato il miglioramento della sicurezza consente una Kfor meno numerosa, dall’altro la missione rimane sul terreno e continuerà a essere adattata all’evoluzione della situazione.





