Donald Trump ha rinviato ancora la decisione sull’intervento militare “decisivo” contro l’Iran pur senza escludere attacchi. “Le possibilità sono 50 e 50”, ha detto ad Axios, riferendosi all’alternativa tra un accordo con Teheran e una nuova offensiva. Il presidente americano ha spiegato che avrebbe incontrato i negoziatori per valutare l’ultima proposta iraniana e che la scelta potrebbe arrivare entro oggi. Sempre secondo Axios, Trump avrebbe convocato anche una conference call con i leader dei Paesi del Golfo per discutere della crisi, mentre alla Casa Bianca gli sarebbero state presentate diverse opzioni per riprendere le operazioni.
La pressione militare resta infatti alta. Secondo il New York Times, l’amministrazione si prepara a nuovi raid e tra gli obiettivi ci sarebbero siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz, infrastrutture energetiche, impianti di desalinizzazione e depositi sotterranei di uranio arricchito. Teheran mantiene comunque una linea dura.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in una telefonata con il segretario generale dell’Onu António Guterres, ha accusato gli Stati Uniti di sabotare il processo di pace con “richieste massimaliste”, “posizioni contraddittorie” e “ripetuti tradimenti”. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito il capo dell’esercito pachistano Asim Munir che, durante la tregua, le forze armate iraniane “si sono riorganizzate” e che, se Trump “commettesse l’errore di far ripartire la guerra”, la risposta sarebbe “più dura e più amara”.
Mediazione di Pakistan e Qatar
Parallelamente prosegue la mediazione. Secondo il Financial Times, Iran e Stati Uniti sarebbero vicini a estendere di 60 giorni il cessate il fuoco, con una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di colloqui sulle scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Teheran ha però precisato che la questione nucleare non rientra nel quadro iniziale dell’intesa.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di progressi, ma con cautela: “Non esagererei, non li minimizzerei. C’è ancora molto lavoro da fare. Non ci siamo ancora”. Un ruolo centrale è affidato al Pakistan. Munir è arrivato a Teheran per incontri con il presidente Masoud Pezeshkian, Araghchi e Ghalibaf. Il capo dell’esercito pachistano ha detto che “i negoziati stanno procedendo bene” e di sperare in “un risultato auspicabile per l’Iran e per la regione”. Pezeshkian ha risposto che Teheran cerca soluzioni adeguate, ma che “l’esperienza dei negoziati con gli Stati Uniti ci impone la massima cautela”. Anche una delegazione del Qatar è arrivata nella capitale iraniana, in coordinamento con Washington.
Israele teme un’intesa debole
Israele segue i negoziati con crescente preoccupazione. Trump ha detto a Channel 12 che non firmerebbe “un accordo se non fosse vantaggioso per Israele” e che Benjamin Netanyahu sarebbe “combattuto” tra intesa e ripresa della guerra. Ma il New York Times ha scritto che Israele sarebbe stato messo ai margini dei colloqui, con Netanyahu passato “da copilota di Trump a mero passeggero”. Secondo Channel 12, l’Idf resta in massima allerta: l’apparato di sicurezza teme un’intesa che allenti le sanzioni senza affrontare abbastanza arricchimento dell’uranio e missili balistici.
Libano, Gaza e caso Flotilla
Le sirene sono risuonate più volte nel nord di Israele per droni lanciati dal Libano, con impatti in Galilea e nell’area di Rosh Hanikra, senza feriti. L’esercito israeliano ha annunciato attacchi contro Hezbollah e ha invitato gli abitanti di diversi villaggi a nord del fiume Litani a evacuare. Nella notte tra venerdì e sabato l’Idf ha colpito un complesso sotterraneo nella valle della Beqaa, indicato come sito per la produzione di armi, e infrastrutture a Tiro.
Il ministero della Sanità libanese ha riferito almeno nove morti in raid israeliani nel sud del Paese, tra cui una bambina e sei soccorritori legati a Hezbollah e Amal. Dal 2 marzo, secondo Beirut, gli attacchi israeliani in Libano hanno causato almeno 3.123 morti e 9.506 feriti. A Gaza, il ministero della Salute controllato da Hamas ha riferito 7 morti e 29 feriti in 48 ore di attacchi israeliani. L’Onu ha denunciato nuovi ostacoli agli aiuti: secondo Stephane Dujarric, solo metà dei camion provenienti dall’Egitto riesce a scaricare al valico di Kerem Shalom, controllato da Israele. Parigi ha intanto deciso di vietare l’ingresso in Francia al ministro israeliano Itamar Ben Gvir per i “comportamenti inqualificabili” verso cittadini francesi ed europei della Global Sumud Flotilla, pur ribadendo di disapprovare l’iniziativa della flottiglia.





