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Tassi BCE, Confartigianato: “La nuova stretta rischia di frenare investimenti e crescita delle piccole imprese”

Tassi BCE, Confartigianato: “La nuova stretta rischia di frenare investimenti e crescita delle piccole imprese”

Granelli: “Il costo del credito continua a salire e penalizza soprattutto le realtà di minori dimensioni”
domenica, 14 Giugno 2026
1 minuto di lettura

La decisione della Banca Centrale Europea di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base arriva in una fase in cui il sistema produttivo italiano sta ancora assorbendo gli effetti della stretta monetaria avviata nel 2022 e rischia di compromettere la ripresa degli investimenti, in particolare quelli legati alla transizione digitale e ambientale.

Il costo del credito

A lanciare l’allarme è il Presidente di Confartigianato Marco Granelli, che richiama l’attenzione sul progressivo aumento del costo del credito per le imprese. Ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle aziende ha raggiunto il 3,65%, in crescita rispetto al 3,49% di marzo e superiore di 202 punti base rispetto a giugno 2022, prima dell’avvio della politica di rialzo dei tassi da parte della BCE per contrastare l’inflazione.

A pagare di più i piccoli

“Le tensioni risultano particolarmente pesanti per le piccole imprese”, sottolinea Granelli, “Per i finanziamenti fino a 125 mila euro il costo del credito è superiore di 160 punti base rispetto alla media, accentuando le difficoltà di accesso alle risorse finanziarie necessarie per sostenere investimenti e sviluppo”.

La contrazione dei crediti

L’aumento degli oneri finanziari continua inoltre a incidere sulla domanda di credito. A marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese registrano una diminuzione del 4,3% su base annua, confermando la stessa contrazione rilevata a fine 2025. Nello stesso periodo, i finanziamenti alle imprese medio-grandi crescono invece del 3,4%, evidenziando un divario sempre più marcato tra le diverse dimensioni aziendali.

La stretta monetaria

Secondo il Presidente di Confartigianato, la nuova stretta monetaria arriva proprio mentre emergono segnali di ripresa degli investimenti produttivi. Nel primo trimestre del 2026 gli investimenti in macchinari sono aumentati del 2,3% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% su base annua, in accelerazione rispetto al +3,1% registrato nell’ultimo trimestre del 2025.

Gli oneri sugli artigiani

“Le piccole imprese italiane stanno affrontando una fase particolarmente complessa”, evidenzia Granelli, “Da un lato sono chiamate a investire per innovare processi e prodotti, migliorare l’efficienza energetica e rafforzare la competitività; dall’altro devono fare i conti con condizioni di accesso al credito sempre più onerose. È necessario evitare che gli obiettivi di contenimento dell’inflazione producano effetti restrittivi sull’economia reale e sulla crescita del Paese”. Le elaborazioni di Confartigianato mostrano inoltre come le micro e piccole imprese continuino a investire nelle trasformazioni strategiche dell’economia. Nel 2025 il 21% delle imprese ha investito in tecnologie e soluzioni green, mentre il 69,4% ha realizzato investimenti in almeno un ambito della transizione digitale.

Più attenzione a chi produce

Per questo Confartigianato richiama l’attenzione sulla necessità di preservare condizioni di finanziamento adeguate per le micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale e un attore decisivo per il successo delle transizioni digitale e ambientale.

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