La guerra tra Russia e Ucraina torna a concentrarsi sugli attacchi a lungo raggio. Volodymyr Zelensky ha rivendicato un raid contro Metafrax Chemicals, nella regione russa di Perm, a circa 1.700 chilometri dal confine ucraino. Secondo il presidente ucraino, l’impianto è “una delle principali imprese del complesso militare industriale russo” e rifornisce produzioni legate ad “aerei e droni, motori per missili ed esplosivi”. “Il processo di produzione presso l’impianto è stato ora interrotto. Si tratta di una nostra importante sanzione a lungo raggio”, ha scritto Zelensky su X, ringraziando i servizi di sicurezza ucraini.
L’attacco conferma la strategia di Kiev di colpire sempre più in profondità infrastrutture industriali, energetiche e militari russe. Nella stessa giornata, un incendio è scoppiato anche nel terminale petrolifero Sheskharis del porto di Novorossiysk, nel sud della Russia, dopo un attacco con droni. Il sindaco Andrey Kravchenko ha parlato della caduta di detriti di un velivolo senza pilota, con fiamme in diversi edifici tecnici e amministrativi e frammenti caduti anche nell’area del terminal. Due persone sono rimaste ferite. Novorossiysk è il principale hub russo sul Mar Nero e gestisce circa un quinto delle spedizioni di greggio del Paese.
Mosca accusa Kiev per Starobilsk
Mosca accusa intanto Kiev di aver colpito un dormitorio studentesco a Starobilsk, nella regione ucraina di Luhansk occupata dalla Russia. Il bilancio, secondo funzionari locali insediati da Mosca citati da Reuters, è salito ad almeno sedici morti, in gran parte giovani donne, mentre altre persone risultavano ancora sotto le macerie. Secondo AP, che cita le autorità russe, le vittime sarebbero diciotto e i feriti sessanta. La Russia sostiene che l’edificio non ospitasse obiettivi militari. Vladimir Putin ha definito l’attacco un crimine e ha ordinato alle Forze armate di preparare “proposte” di risposta. “Non ci sono strutture militari, strutture dei servizi di intelligence o servizi correlati nelle vicinanze”, ha detto il presidente russo, escludendo anche che l’edificio sia stato colpito per effetto della difesa aerea o della guerra elettronica russa.
Kiev respinge l’accusa. Lo Stato Maggiore ucraino ha affermato di aver colpito “un quartier generale” di un’unità militare russa “nella zona della città di Starobilsk”, non un dormitorio studentesco. L’esercito ucraino ha indicato come obiettivo l’unità russa Rubicon, specializzata nell’impiego di droni, e ha sostenuto di agire contro infrastrutture e installazioni militari “nel rigoroso rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario”. La versione ucraina non chiarisce però se il sito colpito coincida con l’edificio indicato da Mosca. Il caso è arrivato anche al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove Mosca e Kiev si sono accusate a vicenda, mentre diversi Paesi hanno chiesto accesso al sito e tutela dei civili.
Allarme Aiea sulla sicurezza nucleare
Sul fronte della sicurezza nucleare, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha denunciato venerdì un nuovo episodio critico. Le autorità ucraine hanno segnalato un incendio alla sottostazione elettrica Dniprovska da 750 kilovolt, causato da attività militari non meglio precisate. La centrale nucleare dell’Ucraina meridionale è stata parzialmente scollegata dalle sue fonti di alimentazione esterne su richiesta del gestore della rete. La stessa sottostazione serve anche la centrale di Zaporizhzhia, occupata dalla Russia dall’inizio dell’invasione. Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha espresso “profonda preoccupazione” e ha avvertito che infrastrutture essenziali per la sicurezza nucleare “non devono mai essere prese di mira”.
Lavrov: “Ripresi i contatti” con l’Occidente
Nel quadro diplomatico, Sergei Lavrov ha sostenuto che Mosca ha ripreso i contatti con rappresentanti occidentali “orientati in modo costruttivo”. Secondo il ministro degli Esteri russo, dopo il raggiungimento degli obiettivi dell’“operazione militare speciale” e quando le élite occidentali “torneranno in sé”, si potrà discutere dell’integrazione dei Paesi occidentali in una futura architettura eurasiatica di sicurezza e cooperazione. Parole che confermano la linea russa: apertura selettiva al dialogo, ma nessun arretramento sugli obiettivi militari in Ucraina.





