Gli inviati commerciali dell’APEC si sono riuniti questa settimana a Qingdao, in Cina, per affrontare due temi che stanno ridefinendo l’economia globale: gli squilibri commerciali crescenti e la resilienza delle catene di approvvigionamento. L’incontro, confermato da Reuters e South China Morning Post, arriva in un momento in cui le tensioni tra Stati Uniti e Cina continuano a pesare sulle dinamiche regionali.
Secondo il Ministero del Commercio cinese, l’obiettivo del summit è “rafforzare la cooperazione pratica” tra le 21 economie dell’area Asia-Pacifico, in particolare nei settori dei semiconduttori, dell’energia e dell’agroalimentare. Pechino ha insistito sulla necessità di “evitare la politicizzazione del commercio”, un riferimento implicito alle restrizioni statunitensi sull’export tecnologico e alle misure di sicurezza adottate da Giappone e Corea del Sud.
Gli Stati Uniti, rappresentati dal vice–US Trade Representative, hanno ribadito che la resilienza delle supply chain “non può prescindere da regole eque”, sottolineando le preoccupazioni per le pratiche industriali cinesi e per l’eccesso di capacità produttiva in settori come acciaio, batterie e veicoli elettrici.
Fonti citate da Nikkei Asia parlano di un confronto “franco ma costruttivo”, con Washington determinata a evitare che la regione diventi troppo dipendente da un unico polo produttivo. Sul tavolo anche la questione della sicurezza logistica, dopo gli shock degli ultimi anni: pandemia, tensioni geopolitiche, blocchi marittimi e volatilità energetica.
L’APEC sta lavorando a un quadro condiviso per la diversificazione delle rotte e per la digitalizzazione dei flussi commerciali, con particolare attenzione ai porti del Sud-Est asiatico. La Cina, che ospita l’incontro, punta a presentarsi come garante della stabilità regionale. Il summit proseguirà nei prossimi giorni con sessioni dedicate a energia, tecnologia e commercio digitale.





