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Marco Rubio
Marco Rubio, Segretario di Stato USA

Usa-Iran, indiscrezioni di accordo vicino, ma Rubio frena su Hormuz: “Serve un piano B”

Secondo Al Arabiya l’intesa mediata dal Pakistan potrebbe essere approvata. Netanyahu “furioso”, Trump: Teheran “vuole disperatamente” trattare. Meloni e Tajani escludono una missione Nato ma aprono a iniziative Onu, Ue o multilaterali
sabato, 23 Maggio 2026
3 minuti di lettura

La trattativa tra Stati Uniti e Iran è entrata in una fase decisiva. Secondo fonti citate da Al Arabiya, la bozza finale di una possibile intesa mediata dal Pakistan potrebbe essere annunciata “entro poche ore” ed entrare in vigore subito dopo la comunicazione ufficiale delle parti. L’accordo prevederebbe cessate il fuoco immediato, impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o economiche, libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman, oltre alla graduale revoca delle sanzioni statunitensi. Trump ha ribadito che Teheran “vuole disperatamente raggiungere un accordo”, aggiungendo: “Vedremo”. L’ipotesi di intesa ha però irritato Israele. Secondo Associated Press, Benjamin Netanyahu sarebbe “furioso” e avrebbe avuto con il presidente americano una telefonata “drammatica”. Dopo il colloquio, Trump ha assicurato ai giornalisti che il premier israeliano “farà tutto quello che gli chiederò”. La mediazione intanto si allarga. Una delegazione del Qatar è arrivata a Teheran, in coordinamento con gli Stati Uniti, per contribuire alla definizione dell’intesa. Anche il comandante dell’esercito pakistano Asim Munir è partito per l’Iran, dove dovrebbe incontrare alti funzionari della Repubblica islamica. La visita coincide con la presenza, per il terzo giorno consecutivo, del ministro dell’Interno pakistano Mohsen Reza Naqvi. Cina e Pakistan hanno inoltre preparato un’iniziativa in cinque punti per mettere fine alla guerra, che sarà discussa dal premier pakistano Shehbaz Sharif con Xi Jinping. A Teheran, Esmail Baghaei, già portavoce del ministero degli Esteri, è stato nominato portavoce della squadra negoziale iraniana.

Rubio: “Serve un piano B” su Hormuz

Il dossier più delicato resta Hormuz. L’indiscrezione sull’accordo ha spinto i mercati, con Wall Street in rialzo, il Dow Jones a un nuovo record intraday e il Ftse Mib di Milano fino all’1%, vicino a quota 50mila punti. Poco mosso il petrolio, con Brent per luglio intorno ai 103 dollari al barile e Wti a 96,3 dollari. Nello Stretto, i Pasdaran hanno annunciato il passaggio in ventiquattro ore di 35 navi, tra petroliere e portacontainer, “in coordinamento con la marina” dei Guardiani della rivoluzione. Il giorno precedente erano state 31. Da Helsingborg, in Svezia, dove si è svolta la ministeriale Esteri della Nato, Marco Rubio ha riconosciuto “alcuni progressi” nei colloqui, ma ha avvertito che “resta ancora molto da fare”. Il segretario di Stato americano ha chiesto di preparare un’alternativa in caso di fallimento della diplomazia e ha definito inaccettabile l’ipotesi di un pedaggio iraniano a Hormuz: se passasse quel principio, “succederà in altri cinque posti in tutto il mondo”. Rubio ha precisato che gli Stati Uniti potrebbero intervenire anche da soli, pur registrando la disponibilità di alcuni Paesi a partecipare a un’eventuale operazione. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha accusato l’Iran di voler “tenere in ostaggio l’economia globale chiudendo lo Stretto di Hormuz” e ha chiesto piani coordinati per garantire il transito, anche trasferendo asset essenziali nella regione.

Meloni: Italia pronta

L’Italia conferma una linea multilaterale, ma non immagina una missione Nato. Giorgia Meloni, a Palazzo Chigi con il premier irlandese Micheal Martin, ha detto che il governo continuerà a sostenere “ogni sforzo utile per riportare stabilità” e “garantire la libertà di navigazione”. Antonio Tajani, a margine della ministeriale Nato, ha escluso un intervento dell’Alleanza, anche per la contrarietà della Turchia. “Noi siamo assolutamente disponibili a partecipare a missioni internazionali sotto la bandiera dell’Onu, dell’Unione Europea o di un accordo internazionale. Non credo che possa essere la Nato a intervenire”, ha detto il ministro degli Esteri. Il vicepremier ha aggiunto che, “una volta arrivato un cessate il fuoco stabile”, l’Italia sarà pronta a fare la sua parte.

Libano, Cisgiordania e fronti aperti

La tensione resta alta anche sul piano militare. Secondo il Jerusalem Post, l’Iran potrebbe preparare un attacco a sorpresa con missili e droni contro Israele e Stati del Golfo, per colpire prima che Stati Uniti e Israele dichiarino esaurita la via diplomatica. L’Aeronautica israeliana avrebbe intensificato i contatti con gli omologhi americani su attività iraniane insolite. Da Teheran, l’imam Muhammad Javad Haj Ali Akbari ha minacciato un allargamento della guerra se gli Stati Uniti dovessero colpire di nuovo: “Sarà chiuso anche Bab el Mandeb”. Intanto nel nord di Israele sono scattati allarmi aerei vicino al confine con il Libano e l’Idf ha riferito di “impatti multipli” nell’area di frontiera. Nel sud del Libano raid israeliani nel distretto di Tiro hanno ucciso diversi soccorritori affiliati ad Amal e Hezbollah. Parallelamente Italia, Regno Unito, Francia e Germania hanno chiesto a Israele di fermare l’espansione in Cisgiordania degli insediamenti, garantire responsabilità per le violenze dei coloni, indagare sulle accuse contro le forze israeliane e revocare le restrizioni finanziarie all’Autorità nazionale palestinese.

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