La Germania ha annunciato la fine della sorveglianza federale sulla Chiesa di Scientology, ponendo termine a un monitoraggio durato oltre venticinque anni. La decisione, confermata dall’Ufficio per la Protezione della Costituzione (BfV) segna una svolta significativa nel rapporto tra lo Stato tedesco e l’organizzazione fondata da L. Ron Hubbard. Il BfV ha spiegato che Scientology “non rappresenta più una minaccia concreta all’ordine democratico”, pur mantenendo “elementi problematici” nella sua struttura interna.
La sorveglianza, avviata negli anni ’90, era motivata dal timore che l’organizzazione potesse esercitare pressioni psicologiche sui membri e infiltrarsi nelle istituzioni pubbliche. Per anni, la Germania è stata uno dei paesi più critici nei confronti di Scientology, arrivando a vietarne l’accesso a determinate professioni pubbliche.
Secondo Der Spiegel, la decisione riflette un cambiamento nel peso sociale del movimento: il numero dei membri in Germania sarebbe sceso sotto le diecimila unità, con un’influenza considerata “marginale” rispetto agli anni in cui la controversia era al centro del dibattito politico. Anche la capacità organizzativa, secondo il BfV, si sarebbe “significativamente ridotta”.
La Chiesa di Scientology ha accolto la notizia come una “vittoria dei diritti umani”, accusando per anni le autorità tedesche di discriminazione religiosa. Il governo, tuttavia, respinge questa lettura: “La sorveglianza è stata sempre basata su criteri costituzionali, non religiosi”, ha dichiarato un portavoce del Ministero dell’Interno.
Alcuni Länder, tra cui Baviera e Baden-Württemberg, hanno espresso preoccupazione per la fine del monitoraggio federale, sostenendo che Scientology continui a utilizzare pratiche “opache e manipolative”. Organizzazioni come Sekten-Info NRW temono che la decisione possa essere interpretata come un indebolimento della vigilanza sulle sette.





