Il fragile equilibrio della cooperazione industriale europea ha subito un colpo durissimo: Francia e Germania hanno deciso di abbandonare il progetto congiunto per la costruzione del futuro aereo da combattimento europeo, il programma FCAS (Future Combat Air System), considerato per anni il pilastro della difesa comune del continente. La rottura, confermata da fonti governative di entrambi i Paesi, mette fine a oltre un decennio di negoziati, intese parziali e tensioni industriali mai del tutto risolte. Secondo funzionari coinvolti nel dossier, la decisione è maturata dopo l’ennesimo stallo sulle questioni chiave: ripartizione delle tecnologie sensibili, diritti di proprietà intellettuale e leadership industriale. Parigi insisteva affinché Dassault Aviation mantenesse il controllo sul design del velivolo, mentre Berlino chiedeva un accesso più ampio ai sistemi di volo e ai software critici.
Il progetto FCAS, lanciato nel 2017 e valutato oltre 100 miliardi di euro, avrebbe dovuto sostituire Rafale ed Eurofighter entro il 2040, integrando droni da combattimento, sistemi di comunicazione avanzati e capacità di guerra elettronica. La sua fine rappresenta un duro colpo per l’ambizione europea di costruire una difesa autonoma in un contesto globale sempre più instabile. A Parigi, il Ministero della Difesa ha parlato di “decisione inevitabile”, sottolineando che la Francia esplorerà ora “soluzioni alternative con partner più affidabili”. Berlino, dal canto suo, ha accusato la controparte francese di “rigidità eccessiva” e ha annunciato l’intenzione di rafforzare la cooperazione con altri Paesi NATO, in particolare con gli Stati Uniti. Gli analisti avvertono che la rottura rischia di avere conseguenze profonde: indebolisce la credibilità dell’Unione Europea come attore militare, complica la modernizzazione delle flotte aeree e apre la strada a una maggiore dipendenza dai produttori extraeuropei.





