La Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato l’accesso alla distribuzione postale della pillola abortiva mifepristone, mantenendo in vigore le regole della Food and Drug Administration che ne consentono la prescrizione a distanza e la spedizione diretta alle pazienti. La decisione, attesa da settimane, rappresenta una vittoria per il governo federale e per le organizzazioni che difendono i diritti riproduttivi, in un Paese ancora profondamente diviso sul tema dell’aborto.
La sentenza, emessa con voto unanime, respinge il ricorso presentato da un gruppo di medici antiabortisti che contestava la legittimità delle modifiche introdotte dalla FDA nel 2021. Secondo la Corte, i ricorrenti non hanno dimostrato di aver subito un danno diretto dall’uso del farmaco da parte di terzi, e dunque non avevano titolo per impugnare le regole federali. La mifepristone, utilizzata in combinazione con il misoprostolo, è responsabile di oltre la metà degli aborti praticati negli Stati Uniti.
La sua distribuzione postale era stata temporaneamente sospesa nel 2023 da una decisione del Quinto Circuito, poi bloccata dalla stessa Corte Suprema in attesa di un esame nel merito. Con il verdetto di oggi, il massimo tribunale riafferma l’autorità della FDA nel regolare l’uso dei farmaci e limita l’intervento dei tribunali federali nelle questioni scientifiche.
Il presidente Donald Trump ha reagito con cautela, dichiarando che “la Corte ha parlato e la legge deve essere rispettata”, mentre i gruppi conservatori hanno promesso di continuare la battaglia a livello statale. Le organizzazioni pro‑choice, invece, hanno accolto la decisione come una conferma del diritto all’autonomia sanitaria, soprattutto per le donne che vivono in Stati con restrizioni severe. La sentenza non chiude il dibattito, ma segna un punto fermo in una disputa che intreccia scienza, politica e diritti civili.





