Secondo il rapporto ‘Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026’ di Save the Children, in Italia la maternità resta uno dei principali fattori di disuguaglianza nel lavoro e nella vita sociale. Il dato più significativo riguarda le madri con figli in età prescolare: solo il 58,2% ha un impiego, a fronte di una partecipazione molto più alta dei padri al mercato del lavoro.
Il quadro si inserisce in un contesto di forte crisi demografica: nel 2025 le nascite sono scese a circa 355 mila, con un calo del 3,9% in un anno, mentre il tasso di fecondità si ferma a 1,14 figli per donna, sotto la media europea. L’età media al parto raggiunge i 32,7 anni e la maternità prima dei 30 anni è ormai sempre più rara.
Il rapporto evidenzia anche una forte penalizzazione economica: nel settore privato le madri possono subire una riduzione salariale fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel pubblico la penalizzazione è più contenuta, ma comunque presente. A pesare sono anche part-time, precarietà e dimissioni: il 32,6% delle madri tra 25 e 54 anni con figli minori lavora part-time, spesso non per scelta.
Territorialità
Il divario territoriale resta marcato. Tra le madri con figli minori il tasso di occupazione arriva al 73,1% al Nord e al 71% al Centro, ma scende al 45,7% nel Sud e nelle Isole. Tra le giovani madri la situazione è ancora più critica: nella fascia 15-29 anni il 60,9% non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione. Nel Mothers’ Index regionale, l’Emilia-Romagna risulta la regione più “amica delle madri”, seguita dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta. In fondo alla classifica si collocano Sicilia, Puglia e Basilicata. L’indice nazionale mostra un lieve peggioramento rispetto agli ultimi due anni, soprattutto per demografia, lavoro e salute.
Save the Children chiede politiche strutturali per sostenere davvero la genitorialità: più occupazione stabile, servizi per l’infanzia accessibili, congedi più equi tra madri e padri, sostegni economici e misure per l’autonomia abitativa dei giovani. La condivisione della cura, sottolinea l’organizzazione, resta una leva decisiva per ridurre le disuguaglianze di genere.





