Una nave portacontainer francese è stata colpita nello Stretto di Hormuz mentre emergono segnali di possibile de-escalation tra Stati Uniti e Iran. La compagnia CMA CGM ha confermato che la nave San Antonio è stata “bersaglio di un attacco”, con diversi membri dell’equipaggio feriti e danni allo scafo. I marittimi, in gran parte di nazionalità filippina secondo fonti citate da media internazionali, sono stati evacuati e ricevono cure mediche. Funzionari statunitensi, citati da CBS News, parlano di un possibile missile da crociera.
L’episodio si colloca in una fase di alta tensione lungo una delle principali arterie energetiche globali, ma coincide con un primo segnale di apertura da parte di Washington. Il presidente Donald Trump ha annunciato la sospensione temporanea dell’operazione di scorta alle navi commerciali nello Stretto, denominata “Project Freedom”, avviata il giorno precedente. “Sarà sospesa per un breve periodo di tempo per vedere se l’accordo può essere finalizzato e firmato”, ha scritto sulla piattaforma Truth.
Sul piano militare, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che “la tregua regge ma siamo pronti alla guerra”. Persistono segnali di instabilità: secondo un funzionario del Dipartimento di Stato citato dalla CNN, dall’inizio del conflitto si sono registrati oltre 600 attacchi contro obiettivi statunitensi in Iraq, tra missili e droni, inclusi bersagli a Baghdad ed Erbil.
Verso un memorandum tra Usa e Iran
La sospensione dell’operazione viene letta come un tentativo di favorire un’intesa con Teheran. Secondo Axios, Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un memorandum di una pagina, articolato in 14 punti, che dichiarerebbe la fine della guerra e aprirebbe una finestra di 30 giorni per negoziati più dettagliati. Tra i nodi centrali figurano la riapertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni e lo sblocco graduale dei fondi iraniani congelati. Washington attende risposte da Teheran entro 48 ore.
Le posizioni di Iran e Cina
Sul fronte iraniano, il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che “nessuno può costringerci alla resa”. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in visita a Pechino, ha affermato che Teheran accetterà solo “un accordo equo e completo”. Durante l’incontro con il capo della diplomazia cinese Wang Yi, Pechino ha definito la guerra “illegittima”, chiedendo una cessazione immediata delle ostilità e ribadendo il diritto dell’Iran all’uso pacifico dell’energia nucleare.
Anche altri attori internazionali spingono per una soluzione negoziale. Il premier pachistano Shehbaz Sharif ha espresso “fiducia” nella possibilità di un accordo duraturo, ringraziando Trump per la sospensione dell’operazione nello Stretto.
Reazione dei mercati
I mercati reagiscono positivamente ai segnali di distensione. Le principali Borse europee registrano forti rialzi, con lo Stoxx 600 in crescita del 2,1% e guadagni tra il 2,1% e il 2,4% per Parigi, Francoforte, Madrid e Londra. In parallelo, i prezzi del petrolio scendono: il Brent si attesta a 108 dollari al barile e il Wti a 100 dollari, entrambi in calo di oltre l’1%, pur restando su livelli elevati.
In questo quadro, secondo Der Spiegel, Israele avrebbe avviato forniture di cherosene alla Germania su richiesta di Berlino, anche se da parte tedesca non è arrivata conferma ufficiale.
Altri fronti
Restano attivi altri fronti di tensione nella regione. Raid israeliani nel Libano orientale hanno causato almeno quattro morti, mentre l’Onu ha chiesto il rilascio immediato di attivisti della Freedom Flotilla detenuti da Israele. Il baricentro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, dove il passaggio sicuro delle navi e l’equilibrio tra pressione militare e negoziato diplomatico continuano a determinare l’evoluzione del conflitto.





