Negli ultimi anni sta emergendo un cambiamento evidente negli stili di vita di una parte delle nuove generazioni, in particolare della Gen Z (i nati tra il 1997 e il 2012), rispetto ai Millennial e a chi li ha preceduti. Non si tratta di singoli comportamenti isolati, ma di una trasformazione più ampia che coinvolge diversi aspetti della quotidianità, dal rapporto con il corpo, all’alimentazione, al consumo di alcol e, soprattutto, al modo di vivere il tempo libero e la socialità.
Cresce l’attenzione al benessere fisico e mentale, insieme al desiderio di un maggiore controllo sulle proprie abitudini. Parallelamente perdono centralità alcuni rituali sociali tradizionali, come l’uscita serale frequente o il consumo di alcol come elemento automatico dello stare insieme. La socialità, però, non scompare, cambia forma, diventa più selettiva, meno continua e spesso organizzata attorno a nuove priorità, come il benessere personale, la produttività quotidiana e lo sfruttamento delle opportunità offerte dagli spazi urbani.
La narrazione della Gen Z “healthy”
Conseguentemente a questi cambiamenti si comincia a diffondere una nuova narrazione della Gen Z, che apparirebbe più attenta alla salute, più consapevole e meno legata agli eccessi rispetto alle generazioni precedenti. Una rappresentazione che nasce anche dal modo in cui questi cambiamenti vengono raccontati e condivisi. Il benessere diventa un valore centrale, quasi identitario, che tiene insieme alimentazione, attività fisica, consumo di alcol e cura della salute mentale. In questo senso, più che limitarsi a descrivere una serie di abitudini, la narrazione “healthy” contribuisce a costruire un modello culturale di riferimento, influenzando aspettative, scelte e percezioni.
Questa trasformazione non riguarda solo le abitudini, ma anche il modo in cui viene costruita l’identità. Ciò che si fa con il proprio corpo, cosa si mangia, come ci si allena e come si gestisce il tempo libero diventano elementi comunicativi. I social media hanno amplificato tutto questo. Piattaforme come TikTok e Instagram hanno trasformato la vita quotidiana in contenuto. Video come i “What I eat in a day” mostrano intere giornate alimentari raccontate passo per passo, mentre le routine di allenamento o le skincare vengono filmate e condivise come modelli di vita.
In questo contesto anche oggetti molto semplici diventano simboli. Il matcha latte, ad esempio, una semplice bevanda a base di tè verde giapponese in polvere mescolato con latte, online è diventato un segno riconoscibile di uno stile di vita “healthy” e “minimal”, spesso associato a chi segue trend di benessere e alimentazione controllata. Dentro questo sistema il corpo non è più soltanto vissuto, ma costantemente osservato e ottimizzato. Dispositivi come smartwatch, app per il sonno, conteggio proteico e monitoraggio delle attività quotidiane trasformano il benessere in qualcosa di misurabile.
Anche il riposo diventa una variabile da controllare. La salute, dunque, passa da obiettivo personale a forma di identità e riconoscibilità sociale.
Socialità e cambiamenti reali nelle abitudini
Accanto a questi trend, si osserva che una parte delle generazioni più giovani è diventata più selettiva nel modo in cui decide di spendere il proprio tempo libero. Questo non significa necessariamente che si esca meno, ma che la socialità non ha più la forma rigida e quotidiana di un’abitudine fissa. Rispetto al passato, quando l’uscita serale era spesso un rito condiviso e ricorrente tra ampie fasce generazionali, oggi le modalità sono più frammentate e variabili. Non esiste più un unico modello dominante di “serata tipo”, ma una pluralità di comportamenti che cambiano in base ai gruppi, agli interessi e alle possibilità individuali. Anche la discoteca, per anni simbolo quasi indiscusso della nightlife, oggi sembrerebbe rappresentare solo una delle tante opzioni disponibili e non più il punto centrale della vita serale giovanile.
Le nuove forme di socialità
Questa trasformazione si riflette anche nei luoghi della socialità, dove iniziano a comparire nuovi modelli. Non si tratta ancora di un cambiamento consolidato, ma di primi segnali. La nightlife tradizionale non è scomparsa, ma accanto a essa emergono esperimenti e format alternativi. I running club, per esempio, trasformano la corsa in un momento sociale organizzato, spesso coordinato tramite app come Strava.
L’incontro non avviene più nel locale, ma durante un’attività fisica condivisa. Allo stesso modo si diffonde l’athleisure, cioè l’uso quotidiano di abbigliamento sportivo. Non è solo una scelta estetica, ma un segnale culturale. Il corpo “attivo” e controllato diventa anche qualcosa da mostrare fuori dalla palestra.
Sul fronte della vita notturna emergono poi nuove forme di intrattenimento. I morning rave sono eventi musicali al mattino, senza alcol e senza dinamiche notturne tradizionali. I coffee party spostano la socialità nei caffè, con musica e incontri, ma senza la struttura del club. Il soft clubbing rappresenta una forma ibrida rispetto al clubbing, il frequentare discoteche e locali notturni, ma con meno ore ed eccessi e una centralità delle relazioni sociali. Non sono sostituzioni complete, ma segnali di una possibile evoluzione del modo in cui si immagina la vita notturna.
Alcol e polarizzazione dei comportamenti
Per quanto riguarda il consumo di alcol tra i giovani, per una parte della popolazione giovanile continua a rappresentare un elemento centrale delle occasioni sociali e, in alcuni casi, si associa a comportamenti a rischio come il binge drinking, l’assunzione di elevate quantità di alcol in un ristretto arco di tempo al di fuori dei pasti, che, secondo il Report “Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol” 2025 dell’Istat, riguarda circa l’8,2% dei giovani. Accanto a questa quota, esiste però anche un segmento minoritario di giovani che sceglie di non consumare alcol.
Si tratta di una componente ancora non dominante, ma che risulta sempre più visibile in alcuni contesti, come quello dei social, e che potrebbe crescere nel tempo, soprattutto alla luce della maggiore attenzione al benessere psicofisico e ai cambiamenti degli stili di vita delle nuove generazioni. In questo scenario si inserisce il cosiddetto “sober curious movement”, che non implica necessariamente l’astensione totale dall’alcol, ma un approccio più consapevole e riflessivo al consumo.
A supporto di questa nuova propensione si diffondono le bevande analcoliche, i cocktail senza alcol (mocktail) e prodotti fermentati come il kombucha, la bevanda fermentata, naturalmente frizzante e leggermente acida, ottenuta dalla fermentazione di tè zuccherato (nero o verde) grazie a una coltura simbiotica di batteri e lieviti, ricco di probiotici, antiossidanti e vitamine, che stanno trovando spazio soprattutto nei contesti urbani frequentati dai più giovani.
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