Marghera, cuore del Veneto, è tornata ieri al centro della storia industriale italiana nel giorno del Primo Maggio. Cgil, Cisl e Uil hanno scelto proprio la centralissima piazza Mercato per una manifestazione unitaria dedicata al lavoro dignitoso, ai salari, alla sicurezza e alle tutele nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Sul palco Maurizio Landini, Daniela Fumarola e PierPaoloBombardieri hanno mostrato l’immagine dell’unità sindacale, pur con giudizi diversi sulle misure del Governo. In piazza presenti anche Elly Schlein e Nicola Fratoianni. La Segretaria del Pd ha parlato di lavoro ancora troppo povero e precario, soprattutto per i giovani, e ha richiamato il principio costituzionale di una Repubblica fondata sul lavoro.
Il richiamo alla dignità ha attraversato gli interventi dei tre leader. Fumarola ha messo al centro la contrattazione e ha denunciato i contratti che, in alcuni settori, valgono fino a 6mila euro l’anno in meno rispetto a quelli firmati da Cgil, Cisl e Uil. “Non è pluralismo. È sfruttamento”, ha detto la Segretaria della Cisl che ha colto l’occasione per ringraziare Sergio Mattarella per le parole sul ruolo democratico del sindacato.
Sensibilità diverse
Bombardieri ha difeso l’unità tra confederazioni con sensibilità diverse: “Ci rispettiamo anche quando litighiamo”, le parole del leader della Uil. Poi ha spinto le associazioni datoriali a chiudere l’accordo sulla rappresentanza e ha rilanciato il voto nei luoghi di lavoro privati per eleggere i rappresentanti sindacali. Landini ha usato toni più duri. Per il Segretario della Cgil il lavoro dignitoso non può restare una formula da palco.
Servono salari più alti, meno precarietà, più sicurezza, sanità pubblica e una politica fiscale diversa. Il leader Cgil ha poi chiesto aumenti contrattuali oltre l’inflazione, ha denunciato il peso delle tasse su dipendenti e pensionati e ha attaccato il fiscal drag, che dal 2022 avrebbe portato allo Stato oltre 24 miliardi in più dai lavoratori.
Landini ha richiamato la Costituzione per ricordare che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma ha denunciato una distanza tra il principio e la realtà quotidiana. Secondo il Segretario della Cgil oggi il lavoro resta troppo spesso “precario, sottopagato e insicuro”, in un Paese dove si continua a morire nei luoghi di produzione. Il leader della Cgil ha insistito poi anche sul legame tra salari e diritti sociali. La difesa del potere d’acquisto, ha spiegato, non dipende soltanto dagli aumenti in busta paga, ma anche dalla possibilità di accedere a servizi pubblici essenziali.
Per questo ha citato la sanità, che per Landini deve restare pubblica e universale, senza costi a carico di chi ha bisogno di curarsi. Un altro passaggio ha riguardato giovani e donne, le categorie che più subiscono instabilità contrattuale e lavori poveri. Landini ha contestato l’idea che il mercato, da solo, possa migliorare le condizioni dei lavoratori e ha chiesto un cambio di rotta nelle politiche industriali, fiscali e sociali.
Il giudizio sul decreto Lavoro ha diviso il fronte sindacale. Landini lo ha bocciato: “Dal Governo solo propaganda, con il Dl Lavoro nessun vantaggio per i lavoratori, non un euro”. Cisl e Uil, invece, hanno visto nel provvedimento alcuni risultati da valorizzare.
Cortei e scontri
La Festa del lavoro si è celebrata anche nelle altre città. A Roma con il classico concertone in piazza San Giovanni, mentre in molti centri hanno sfilato cortei e delegazioni sindacali. A Torino, però, la giornata si è chiusa con le cariche. Dopo il corteo di Cgil, Cisl e Uil, che ha portato in strada circa 15mila persone, uno spezzone dell’opposizione sociale ha lasciato il percorso ufficiale e ha raggiunto corso Regina Margherita, nei pressi dell’ex Askatasuna.Davanti al cordone di polizia la tensione è salita. Alcuni manifestanti armati di bastoni hanno provato a forzare il presidio. Gli agenti hanno usato gli idranti, poi sono partite le cariche. Il finale ha riaperto subito lo scontro politico sull’ordine pubblico: il centrodestra ha attaccato il sindaco Stefano Lo Russo sulla gestione di Askatasuna, mentre dall’esecutivo sono arrivate accuse agli antagonisti e richieste di fermezza.





