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Decreto Lavoro, incentivi solo a chi applica il ‘salario giusto’

Il Governo stanzia quasi un miliardo per assunzioni di under 35, donne e lavoratori nelle Zes. Meloni difende l’iter della grazia a Minetti e conferma la fiducia a Nordio
mercoledì, 29 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri il nuovo decreto Lavoro, varato in pratica alla vigilia del Primo maggio. Il provvedimento stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo degli incentivi occupazionali, con misure rivolte in particolare alle assunzioni di giovani under 35, donne e lavoratori nell’area Zes. La novità riguarda l’accesso ai benefici: potranno ottenerli solo le imprese che applicano ai dipendenti il cosiddetto ‘salario giusto’. A presentare il testo a Palazzo Chigi è stata Giorgia Meloni che ha definito il decreto “un regalo agli italiani che lavorano”. Il Premier ha spiegato che il “salario giusto” non coincide soltanto con la paga oraria, ma con il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Niente incentivi pubblici a chi fa contratti pirata o sottopaga i lavoratori”, ha aggiunto il Primo Ministro che ha confermato la contrarietà del Governo alla proposta di salario minimo sostenuta dalle opposizioni: “Con questo decreto diciamo sì al salario giusto e sì a una contrattazione di qualità”.

Caporalato digitale

Il testo introduce anche norme contro il caporalato digitale, con un’attenzione specifica ai rider. L’obiettivo è rafforzare le tutele per i lavoratori delle piattaforme e contrastare forme di intermediazione e sfruttamento legate agli algoritmi. Nel decreto trovano spazio anche misure di sostegno alle imprese che promuovono iniziative di conciliazione tra vita privata e lavoro. Secondo Meloni il provvedimento rappresenta “un tassello” della strategia avviata dall’esecutivo per aumentare l’occupazione stabile e di qualità. Il Presidente del Consiglio ha rivendicato i dati del mercato del lavoro: quasi 1,2 milioni di occupati in più dall’inizio della legislatura, oltre 550 mila precari in meno, crescita del lavoro full time e riduzione del part time. Ha inoltre ricordato il livello record degli occupati, il massimo storico dell’occupazione femminile e il calo della disoccupazione generale e giovanile.

Eugenia Roccella, Ministra famiglia, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, Marina Calderone, Ministra del Lavoro, Alfredo Mantovano, Sottosegretario alla Presidenza dei Ministri
Eugenia Roccella, Ministra famiglia, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, Marina Elvira Calderone, Ministra del Lavoro, Alfredo Mantovano, Sottosegretario alla Presidenza dei Ministri

Meloni ha poi indicato nel decreto anche l’avvio di un patto più ampio con corpi intermedi, sindacati e associazioni datoriali. Il dialogo, ha precisato, non significa accordo su tutto, ma confronto sulle misure utili a rafforzare i diritti dei lavoratori e l’economia italiana. Meloni ha aggiunto che il governo resta disponibile a valutare proposte migliorative. Nel corso della conferenza stampail Primo Ministro ha annunciato anche che la prossima settimana arriverà il via libera al Piano casa del governo.

Caso Minetti

Il Premier è anche intervenuto poi sul caso della grazia a Nicole Minetti, dopo la lettera del Quirinale al ministero della Giustizia e i nuovi accertamenti affidati dalla Procura generale di Milano all’Interpol. Meloni ha difeso l’iter seguito e ha ribadito la fiducia nel ministro Carlo Nordio: “A oggi escludo le ipotesi di dimissioni”, per poi spiegare il fatto di avere appreso della grazia dalla stampa e di avere poi chiesto chiarimenti sulla procedura. Dall’inizio del Governo, ha detto, il ministero della Giustizia ha ricevuto 1.241 domande di grazia e ne ha trasmesse 1.045 alle Procure generali. Solo poche decine sono tornate con parere favorevole. In questi casi, ha precisato, il ministero tende a confermare il parere positivo ricevuto e a trasmettere l’atto al Presidente della Repubblica.

Per Meloni il caso Minetti non avrebbe seguito un percorso diverso da quello ordinario. “Non posso dire che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare, di strano o di curioso rispetto alle altre domande di grazia”, ha detto. Il Premier ha comunque espresso accordo sulla necessità di ulteriori verifiche, dopo gli elementi emersi nelle ultime ore.

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