Il governo thailandese ha annunciato la cancellazione del memorandum d’intesa firmato nel 2001 con la Cambogia, ponendo fine a un accordo quadro che per un quarto di secolo aveva regolato la gestione delle aree contese lungo il confine terrestre e marittimo. La decisione, comunicata dal ministero degli Esteri di Bangkok, rappresenta una svolta significativa nelle relazioni bilaterali, già segnate da tensioni ricorrenti su questioni territoriali e sfruttamento delle risorse energetiche nel Golfo di Thailandia. Secondo le autorità thailandesi, il memorandum non risponderebbe più alle esigenze attuali del Paese e avrebbe “limitato la capacità di tutelare pienamente gli interessi nazionali”.
Il governo sostiene che l’accordo, concepito in un contesto geopolitico molto diverso, abbia finito per creare ambiguità giuridiche e ostacolare lo sviluppo di nuovi progetti energetici nelle zone offshore contese. Phnom Penh ha reagito con preoccupazione, definendo la decisione “unilaterale e potenzialmente destabilizzante”, e ha chiesto consultazioni urgenti per evitare un deterioramento delle relazioni. Gli analisti regionali sottolineano che la mossa thailandese potrebbe essere legata anche a dinamiche politiche interne, con il governo desideroso di mostrarsi più assertivo su temi di sovranità nazionale.
Allo stesso tempo, la fine del memorandum rischia di complicare i negoziati in corso per la delimitazione definitiva delle frontiere, un processo che negli ultimi anni aveva registrato progressi limitati ma costanti. La comunità internazionale osserva con attenzione: ASEAN ha invitato entrambe le parti alla moderazione, ricordando l’importanza della cooperazione regionale in un’area strategica per la sicurezza e il commercio. Per ora, Bangkok assicura di voler evitare un’escalation, ma la cancellazione dell’accordo apre una fase di incertezza che potrebbe ridefinire gli equilibri tra i due Paesi.





