martedì, 24 Maggio, 2022
Attualità

Quel pizzino urla verità…

La stele dove i sicari hanno ucciso Rosario Livatino è li. Sola con una croce in alto che indica il sacrificio di un “Povero Cristo”,  un magistrato cosi schietto e silenzioso che mai avrebbe pensato di esporre la sua camicia intrisa di sangue come reliquiario in un giorno di Beatificazione. La stele è li, solo qualche fiore e l’agenda in marmo con la scritta in oro “Sub Tutela Dei” – anche noi ci crediamo I giovani del Parlamento della legalità – Anno Scolastico 2005 /2006.

Nessun corteo, nessun incontro ufficiale, nessuno che prima della “Beatificazione” sia andato ad accendere un cero “di gratitudine” e posato un fiore di riconoscimento. “Solo il sindaco di Canicattì – dirà poi Antonella Zambuto, coordinatrice culturale del parlamento della legalità internazionale per la provincia di Agrigento – è stato a posare un cuscino di fiori con una delegazione di cittadini sempre legati alla memoria di Rosario  Livatino”.

La stele è li sola come il Golgota dove Rosario come il Nazareno ha spirato abbandonandosi a quel Dio che ha amato follemente e di cui ha pure sperimentato la notte buia della fede quando le minacce di morte oltre a lui arrivavano anche all’indirizzo dei genitori. Credibili, si credibili, parola spesso pronunciata da Rosario e a distanza di tempo circolate  fra le parole di tanti  che non sanno che di credibilità si muore. Alla stele qualche fiore, nessuna cerimonia, nulla. Eppure è li che Rosario ha siglato il suo Vangelo, la sua incorruttibilità, la sua memoria.

Da giorni un biglietto anonimo posato all’angolo tra un fiore vero , una piantina di fiori di plastica e l’agenda frutto dei risparmi dei giovani studenti agrigentini. C’è scritto cosi “COLUI CHE VIENE QUI DEVE FARSI L’ESAME DI COSCIENZA”. ANONIMO – Parole forti, indirizzate a chi vuol capire e fa finta di non comprendere, a chi sa ancora uccidere con il tritolo delle calunnie e l’omertà del consenso ,a chi pensa di farsela franca dinnanzi agli uomini ma di sicuro non davanti al tribunale di Dio. Un pizzino che scuote le coscienze , che chiede di non recitare la parte dei buonisti e dei moralisti che sanno tutto di tutto.

No, qui è morto un giudice ragazzino, solo e indifeso con la sa agenda che profumava di Vangelo “Sub tutela Dei”. Gentilmente si faccia silenzio davanti la stele, perché la coscienza deve parlare e sa cosa dire e a chi rivolgersi. Un esame di coscienza adesso non guasta.

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