venerdì, 25 Giugno, 2021
Economia

L’iperbole flop delle cartelle esattoriali. Dagli annunci del maxi stralcio al mini condono

Senza una onesta e reale visione politica il Paese è condannato al labirinto dei calcoli. Così non si aiuta chi è in difficoltà né si bloccano gli evasori. Nel Governo tecnico-politico prevale la mediazione al coraggio delle scelte. Vale citare Pascal: “Quando declina lo spirito di finezza subentra quello di geometria”.

Cartelle esattoriali, quando i troppi tecnicismi producono la sconfitta della politica. Le metafore per sintetizzare la mediazione raggiunta sulle cartelle – condono dal 2000 al 2010, tetto a 5000mila euro, e non al 2015 e, solo nel caso in cui il reddito 2019 sia fino a 30mila euro – rimaniamo alla classica: “Montagna che partorisce il topolino”. Oltre la battuta c’è di più. È mancata una visione politica dell’Italia. Delle difficoltà del Paese.

Non c’è purtroppo nella vicenda delle Cartelle esattoriali la visione e la misura delle mille disuguaglianze e incertezze che le persone vivono. Ci piace per introdurre il nostro argomento un pensiero del filosofo Pascal che riteniamo esemplare nel definire le scelte del neo Governo tecnico-politico. Osserva Pascal: “Quando declina lo spirito di finezza subentra quello di geometria”. Noi aggiungiamo quanto non c’è visione politica – realistica e onesta – del Paese allora subentra il calcolo, le geometrie stizzose e miopi.

Cosa vogliano dire? In primo luogo tutti siamo d’accordo che l’evasione fiscale va battuta, che raggirare lo Stato significa raggirare i cittadini onesti; detto questo però i mezzi in cui lo Stato pretende rispetto sono per lo più inefficaci se non addirittura gravati da disuguaglianze che generano diffidenze ed ostacoli. Tornando alle cartelle esattoriali, in questi giorni c’è stato un tam tam mediatico alimentato da dichiarazioni che sparavano in alto numeri e ipotesi. Alla fine, la mediazione. Finiranno nel cestino circa 7 milioni di cartelle.

Molto meno dei 60,5 milioni dell’ipotesi iniziale che non prevedeva tetti di reddito e un arco temporale più ampio. Si è arrivati al compromesso in modo che tutti possano cantare vittoria. Nessuno però mette il dito nella piaga. Capire cosa è che non funziona? Il perché l’abbiano sintetizzato nei giorni scorsi.

Nel magazzino dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione ci sono 987 miliardi di crediti fiscali. Il 91% dei quali, ossia 895,8 miliardi, praticamente non esiste perché fa riferimento a contribuenti deceduti o falliti o su cui sono già state effettuate tutte le azioni di recupero possibili. Questa la realtà. Se veramente si vuole cambiare strada allora bisogna ripartire da questi numeri. La scelta fatta e annunciata come epocale, comporta che a scomparire dal magazzino della ex Equitalia saranno 16 milioni di ruoli, e non 61 milioni. L’obiettivo sarà modesto recuperare 800 milioni nel 2022.Fuori dallo stralcio, restano le multe stradali, i pagamenti di danni erariali e i debiti per il recupero di aiuti di Stato. Il labirinto dei numeri è quindi notevole, le contorsioni previste per il condono pure. Perché senza automatismo a cancellare le cartelle l’Agenzia delle Entrate dovrà fare un maxi lavoro nel controllare chi ne ha diritto e chi ne è fuori. Il taglio, inoltre, vale solo per i contribuenti con un reddito Irpef che non superi i 30 mila euro. Quindi controlli su milioni di dichiarazioni, gravando ancora di più sulla già lenta macchina amministrativa. Il Decreto prevede uno stop delle notifiche delle Cartelle fino al 30 aprile.

Anche in questo caso c’è del paradosso perché il fisco sta scaldando i motori. Già dal primo marzo ha dato una accelerazione riprendendo la consegna a imprese e cittadini in debito con il Fisco e con l’Inps sia le cartelle sospese dall’8 marzo del 2020, sia quelle nuove emesse proprio dal 1° marzo. Stando alle anticipazioni nel 2021 l’Agenzia dovrebbe notificare solo il 56% delle cartelle emesse diluendo l’invio degli atti nell’arco di due anni. Così la vicenda tradotta in una versione più reale, a nostro giudizio, si chiude con le mezze misure, con i problemi che rimangono tutti in piedi. Si grida spesso all’evasione fiscale, ma bisogna pur riconoscere, come in questo ha osservato lo stesso premier Draghi parliamo di “multe dal valore medio di 2.500 euro, maggiorate da more e interessi”, maturati negli anni. Quindi di chi parliamo? Per lo più di famiglie e imprese in difficoltà, di quanti hanno perso terreno, e non hanno avuto occasioni di rilancio.

I motivi della crisi italiana sono noti, così come a pagare sono le piccole realtà. Se si ha una visione politica e non di calcolo miope, allora bisogna dire con sincerità che le maggiori difficoltà cadono sui poveri. Mentre se si avesse visione politica e riformista ampia, bisogna pure ammettere le inefficienze dello Stato, delle burocrazie e degli sprechi connessi che pesano per 200 miliardi l’anno, ossia il doppio della evasione. Che l’inefficienza di alcune aziende di Stato hanno assorbito il doppio di ciò che diamo alla scuola, ai trasporti e alla sanità. Ma di queste verità scomode in pochi riescono a parlare. Declinando la finezza politica, infatti, subentra una modesta geometria.

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