martedì, 30 Novembre, 2021
Società

Marianna Lo Preiato, presidente associazione Curvy Pride e autrice del libro “La mia resilienza in un corpo morbido”

Marianna Lo Preiato è la presidente di Curvy Pride Aps, un’associazione di promozione sociale che si occupa di organizzare eventi e promuovere iniziative, anche legislative, per affermare una pluralità di modelli di bellezza e per la tutela della salute e la prevenzione dei disturbi alimentari soprattutto nel settore della scuola, della moda e dello spettacolo.

“Curvy Pride vuol essere un punto di riferimento per donne e uomini che vogliono riappropriarsi del rapporto con il proprio corpo senza essere condizionati dal giudizio degli altri per vivere con gioia e pienezza la propria vita” spiega Marianna.

Lei è anche autrice di un libro. Come si intitola?
“La mia resilienza in un corpo morbido”, la storia di una donna, di tante donne che con l’associazione Curvy Pride Aps, potranno essere resilienti insieme. È curato da Marzia di Sessa e la prefazione è di Maria Teresa Ruta. 

Di che cosa parla il libro?
Ci sono storie destinate a finire in tragedia e vivono sul piano inclinato che le porta verso una drammatica fatalità. Poi ci sono storie che vivono sul filo di un epilogo tragico, ma poi trovano la strada per un possibile riscatto. Vivono nel silenzio di chi ne porta il peso nel cuore. Spesso sono storie di donne, più raramente di uomini, che vivono una sofferenza invisibile e difficile da raccontare, vuoi per pudore o per vergogna, o per la paura di mettersi a nudo esponendosi al giudizio degli altri.

Contiene anche la sua storia?
Si, della mia resistenza alle avversità che la vita mi ha riservato e sono riuscita a trasformare gli ostacoli che mi potevano far cadere in un cammino di liberazione. 

La mia, però, non è una storia eccezionale, perché ho trovato la via d’uscita, ho rotto il silenzio e si è trasformata in un gesto, quello di una mano che ne trova un’altra e insieme trovano il coraggio di iniziare a raccontare.

La mia resilienza in un corpo morbido nasce da un incontro con l’imprenditrice, e Marzia Di Sessa, giornalista e scrittrice. Abbiamo unito il filo delle tante parole non dette e lo abbiamo trasformato in un libro.

Ma chi è Marianna Lo Preiato?
Le mie origini sono napoletane. Dopo un’infanzia complicata dal rapporto con una madre non solo assente ma spesso ostile, sono riuscita con l’aiuto del padre e con la mia forza interiore a prendere in mano il mio destino che mi ha portata a Bologna, dove ho trovato il lavoro, l’amicizia, l’amore, la famiglia e la cosa più importante della mia vita, Mia figlia Sofia. 

Tanto e forte è stato il dolore per l’abbandono materno, tale e ancora più forte è diventato in me il desiderio di provare ad essere per mia figlia la madre che non ho mai avuto per farle sentire quel calore che da bambina non ho mai provato.

Per me la nascita di mia figlia è diventata la chiave di volta del mio modo di stare al mondo e l’energia vitale per prendermi cura non solo di una piccola creatura bisognosa di amore, ma anche di quella piccola Marianna relegata in fondo al mio cuore e bisognosa di ritrovare la capacità di dare e darsi amore.

Lei ha anche una boutique per donne morbide giusto?
Si, dopo la nascita di mia figlia tutto è cambiato e quello slancio vitale non si è più fermato. Il mio è diventato un grande cuore aperto pronto ad abbracciare e a prendere per mano amiche, conoscenti o sconosciute che varcando la porta del mio negozio di abbigliamento per donne morbide hanno trovato qualcosa di più che una boutique dove fare shopping. 

L’esperienza è facile?
Non è stato e non è facile per me fare i conti tutti i giorni con il mio corpo. Nessuna donna può dire serenamente di aver trovato un punto di equilibrio tra sé stessa e la propria immagine riflessa dallo specchio. Nemmeno io lo posso dire. Ma questo disagio l’ho vissuto fino in fondo e l’ho voluto condividere. Un disagio che per molte donne diventa una malattia invisibile e indicibile che si nutre del patto di omertà che si stabilisce con sé stesse per l’incapacità di vedersi belle al di fuori di ogni stereotipo o dogma estetico dominante. 

Poi ha incontrato la giornalista e conduttrice televisiva Maria Teresa Ruta…
Si, lei si è sempre battuta per la parità e la libertà delle donne anche nel settore del mondo dello spettacolo. Dal primo incontro che abbiamo avuto si è sentita vicina al mio dolore, avendo sofferto in passato di anoressia, ha voluto essere al mio fianco per sfidare lo stigma di una società ossessionata dall’imperfezione del corpo, vuoi per eccesso, vuoi per difetto, vuoi per altezza, colore, anomalia o diversità, qualunque essa sia. Sono in tanti a sentirsi accomunati da questa malattia e l’unica cura sembra essere condividerla, parlarsi, guardarsi e cercare occhi amici con cui reagire e camminare orgogliosamente insieme per liberarsi dal pregiudizio.

Qual è il messaggio che vuole lasciare il libro ai lettori?
Questo libro è nato per essere l’inizio di questo cammino, che vuole trasformarsi in un racconto corale attraverso l’associazione Curvy Pride Aps, di cui sono la  presidente. Vuole dare voce alle tante donne, ma anche agli uomini, che hanno vissuto e vivono sulla loro pelle il peso di una storia che fa male più di una malattia da cui non si riesce a guarire. Che sia di non accettazione, di discriminazione, di silenzio forzato, di vergogna, di bullismo, di emarginazione, di solitudine, diversità sessuale, di disagio, di abbandono o anche solo di ribellione agli stereotipi che ci complicano l’esistenza dal buongiorno alla buonanotte. Per questo la mia storia è il primo capitolo di un progetto più grande dal titolo “Dillo a Curvy Pride”. Un’iniziativa rivolta a tutti quelli che vorranno mettersi in gioco e condividere le loro storie con l’ associazione Curvy Pride Aps, in collaborazione con Giraldi Editore, per scrivere insieme un altro capitolo di liberazione, da se stessi, dalle proprie paure, dallo sguardo inquisitorio degli altri. Non bisogna rendere eccezionali le proprie solitudini. Bisogna normalizzare le proprie paure e prendersi per mano per formare un grande cuore. Questo è Curvy Pride. Questa è la possibilità di essere resilienti insieme.

Come scrive la dottoressa Valeria Strada, psicologa e psicoterapeuta relazionale, nella postfazione “Marianna della sua fragilità ne ha fatto un punto di forza”. Questa forza adesso è anche un punto di partenza.

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