Per anni aveva lavorato all’estero per garantire un futuro alla propria famiglia. Dopo aver perso la casa durante il devastante terremoto che colpì il Nepal nel 2015, Ram Bahadur Tamang era riuscito a ricostruire la propria abitazione grazie ai risparmi accumulati in Medio Oriente. Oggi, però, si ritrova nuovamente senza un tetto. Le violente inondazioni che hanno colpito il paese nelle ultime settimane hanno cancellato interi villaggi e costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Tamang vive temporaneamente con alcuni parenti e non sa ancora dove potrà trasferirsi in modo definitivo. Come molti altri nepalesi, sta prendendo in considerazione l’idea di cercare nuovamente lavoro all’estero per ricominciare da zero.
A un mese dalla catastrofe, le operazioni di soccorso proseguono in diverse aree montane. Le squadre di emergenza continuano a cercare numerosi dispersi, mentre molte famiglie attendono ancora notizie dei propri cari. Particolarmente complesse risultano le ricerche nelle zone interessate da infrastrutture idroelettriche, dove si teme che alcune persone siano rimaste intrappolate durante l’ondata di piena.
L’impatto economico e sociale del disastro appare enorme. Oltre alla distruzione di abitazioni e attività produttive, il governo deve affrontare costi elevati per la ricostruzione di strade, ponti e servizi essenziali. Per molte comunità locali la perdita dei mezzi di sostentamento rischia di avere conseguenze che dureranno anni.
Intervenendo davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il primo ministro Balendra Shah ha definito le inondazioni “un campanello d’allarme per l’intera regione himalayana”. Secondo il premier, eventi estremi sempre più frequenti dimostrano la necessità di rafforzare le strategie di adattamento climatico e la cooperazione internazionale nella prevenzione delle emergenze. Le autorità nepalesi hanno inoltre rivolto un appello alla comunità internazionale affinché sostenga gli sforzi di recupero e ricostruzione. Shah ha sottolineato che fenomeni come lo scioglimento dei ghiacciai e le grandi alluvioni non si fermano ai confini nazionali e richiedono una risposta coordinata tra i paesi dell’area.





