La diplomazia americana prova a riaprire uno spiraglio per la fine della guerra in Ucraina proprio mentre sul terreno si registra una nuova intensificazione dei combattimenti e degli attacchi. È questa la cornice che accompagna la missione degli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, arrivati oggi a Mosca con una proposta formalmente elaborata dall’amministrazione statunitense per tentare di sbloccare lo stallo negoziale tra Russia e Ucraina.
I due emissari americani sono atterrati all’aeroporto moscovita di Vnukovo e dovrebbero avviare i colloqui con la leadership russa. Il programma prevede successivamente il trasferimento a Kiev, dove domenica incontreranno Volodymyr Zelensky. L’obiettivo dichiarato di Washington è verificare direttamente la disponibilità delle due parti a un percorso che possa condurre prima a una cessazione delle ostilità e, successivamente, a un accordo politico.
La prima richiesta americana era quella di una tregua temporanea nei raid aerei durante i giorni della missione diplomatica. Un gesto destinato soprattutto a creare le condizioni minime per il negoziato. Da Kiev, tuttavia, è arrivata la notizia che Mosca non avrebbe dato una risposta positiva alla proposta, mentre gli attacchi russi sono proseguiti.
Nella notte Kiev è stata nuovamente interessata da una massiccia ondata di raid. Nella regione della capitale si registrano almeno due feriti. L’attacco arriva a poche ore dal bombardamento che aveva colpito il quartier generale dell’intelligence ucraina, la Sbu, nel centro della capitale. Un episodio particolarmente significativo sul piano militare e simbolico, al quale Zelensky ha risposto annunciando una «rappresaglia simmetrica».
È proprio questa simultaneità tra offensiva militare e iniziativa diplomatica a rendere particolarmente delicata la fase attuale. Mentre gli Stati Uniti tentano di costruire uno spazio negoziale, Russia e Ucraina continuano infatti a utilizzare la pressione militare come strumento per modificare le rispettive posizioni sul tavolo delle trattative.
I dettagli della proposta americana restano in parte riservati. Secondo le informazioni emerse nelle ultime settimane e rese di dominio pubblico dalla BBC, il piano prevederebbe un cessate il fuoco immediato come primo passaggio, seguito da un processo di progressiva smilitarizzazione e dalla possibile creazione di una fascia di sicurezza. Sul tavolo vi sarebbe anche l’ipotesi di una zona economica franca, accompagnata da un ritiro programmato delle forze militari e da un percorso di consolidamento destinato a proseguire fino al 2027.
Il nodo più delicato resta quello delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Washington starebbe valutando un sistema di garanzie internazionali destinato a compensare le eventuali concessioni territoriali e geopolitiche richieste a Kiev. La questione è cruciale perché qualsiasi accordo che non impedisse una nuova aggressione russa rischierebbe di essere considerato, in Ucraina, soltanto una pausa operativa e non una vera soluzione del conflitto.
Il modello negoziale americano sembra inoltre puntare sull’intreccio tra sicurezza, stabilizzazione e ricostruzione economica. Una volta congelato il fronte, l’idea sarebbe quella di mobilitare risorse internazionali per la ricostruzione dell’Ucraina, trasformando il possibile accordo militare in un più ampio processo di normalizzazione economica.
Ma prima bisognerà superare il principale ostacolo: la distanza tra le condizioni di Mosca e quelle di Kiev. La Russia continua a considerare il controllo dei territori conquistati e la ridefinizione dell’assetto di sicurezza europeo elementi centrali di qualsiasi soluzione. L’Ucraina, al contrario, deve conciliare l’eventuale compromesso con la necessità di preservare sovranità e sicurezza nazionale.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la crescente dimensione della guerra ibrida come nel caso dei droni con esplosivi trovatia Lipsia
Il conflitto, dunque, non si combatte più soltanto lungo la linea del fronte. La guerra si estende alle infrastrutture, al cyberspazio, alla disinformazione e alla sicurezza interna europea, aumentando il costo politico di qualsiasi accordo.
La missione di Witkoff e Kushner rappresenta per questo un passaggio importante, ma non ancora una svolta. Gli Stati Uniti stanno tentando di trasformare lo stallo militare in un negoziato. Resta da capire se Mosca e Kiev considereranno finalmente più conveniente il compromesso rispetto alla prosecuzione della guerra. E soprattutto se la diplomazia americana riuscirà a fermare le armi prima che siano proprio queste ultime a determinare le condizioni della pace.





