Un manto di foschia tossica avvolge l’Indonesia e si estende fino a Malesia, Singapore e Filippine, mentre gli incendi che bruciano da settimane continuano a devastare foreste e torbiere. Milioni di persone respirano un’aria fino a 15 volte più inquinata dei limiti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le fiamme, attive da metà luglio tra Sumatra e il Borneo indonesiano, sono alimentate da un Super El Niño che ha aggravato la siccità.
Il ministero della Salute indonesiano ha registrato oltre 50.000 casi di infezioni respiratorie, di cui 12.000 bambini sotto i cinque anni. A Banjarbaru, nel Kalimantan meridionale, la giovane insegnante Rizma Nur Fatimah racconta che “la foschia in classe è così densa che non si vedono i piedi”. Anche chiudendo porte e finestre, il fumo penetra ovunque. “Viviamo così da sempre, ma quest’anno è peggio.” A Pengayuan, la madre ventitreenne Misbah descrive la tosse e il mal di gola della figlia di tre anni come “inevitabili”.
A Palawan, nelle Filippine, il medico Precious Bañas‑Melad parla di “mal di testa e irritazioni agli occhi” diffuse tra la popolazione. In Malesia, i casi di asma e congiuntivite aumentano mentre la qualità dell’aria precipita. Gli esperti ricordano che gli incendi indonesiani non sono nuovi. Le radici risalgono all’era Suharto, quando vaste aree di foresta e torbiera furono aperte al disboscamento e alle piantagioni. Oggi, molti roghi sono legati all’espansione di piantagioni industriali e all’uso del fuoco come metodo economico di bonifica. Il problema è aggravato dalle torbiere drenate, che perdono la loro capacità di trattenere l’acqua e diventano bombe di carbonio. “Le torbiere accumulano carbonio per millenni,” spiega la ricercatrice Nisa Novita della ONG Yayasan Konservasi Alam Nusantara. “Quando bruciano, rilasciano enormi quantità di gas serra.”





