Una giuria di Las Vegas ha dichiarato Duane Keith Davis, ex leader dei South Side Compton Crips, colpevole dell’omicidio di Tupac Shakur, chiudendo uno dei casi più emblematici della storia della musica e della cultura americana. Il verdetto è arrivato dopo appena tre ore di deliberazione, al termine di un processo che ha fatto leva soprattutto sulle numerose confessioni dello stesso Davis, 63 anni, che per anni aveva raccontato a investigatori e giornalisti il proprio ruolo nella sparatoria del 7 settembre 1996 a Las Vegas. Davis non era accusato di aver premuto il grilletto, ma di aver orchestrato l’attacco contro il rapper, ucciso a 25 anni mentre viaggiava in auto con Marion “Suge” Knight.
Nato nel 1971 a East Harlem, Tupac divenne negli anni ’90 la voce più potente del rap impegnato, capace di trasformare la rabbia sociale in poesia. I suoi testi denunciavano razzismo sistemico, brutalità della polizia e disuguaglianza, e lo consacrarono come uno dei più grandi artisti di sempre. La sua morte, avvenuta nel pieno della rivalità tra le scene rap di East Coast e West Coast, lasciò un vuoto che ancora oggi pesa sulla cultura afroamericana. “Abbiamo aspettato trent’anni per poter piangere davvero,” ha detto Zayd Akinyela, cugino di Shakur, fuori dal tribunale. “Molti non riescono a elaborare il dolore finché non comprendono cosa è successo e perché.”
La polizia di Las Vegas è stata a lungo accusata di aver fallito nell’indagine iniziale: testimoni ignorati, piste abbandonate, prove non seguite. Uno dei membri dell’entourage di Tupac, che sosteneva di poter identificare gli aggressori, fu ucciso poche settimane dopo in un’altra sparatoria, alimentando sospetti di insabbiamento. Solo nel 2023, dopo anni di silenzi e dichiarazioni pubbliche di Davis, le autorità hanno riaperto il caso, portandolo finalmente davanti a una giuria.





