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Esportazioni italiane verso il Medio Oriente

Guerra del Golfo, crolla l’export italiano verso il Medio Oriente: persi 2,1 miliardi in quattro mesi

Nei primi quattro mesi del conflitto le esportazioni italiane nell’area calano del 22,7%, una flessione nettamente superiore alla media Ue
martedì, 1 Settembre 2026
3 minuti di lettura

La guerra del Golfo rallenta il commercio internazionale e presenta il conto anche alle imprese italiane. L’aumento dei costi di trasporto e assicurazione e la contrazione degli scambi con le economie dell’area mediorientale stanno incidendo sull’export, con conseguenze che rischiano di estendersi dalla domanda estera alla produzione e agli investimenti. Secondo l’analisi di Confartigianato, nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni italiane verso i Paesi extra Ue sono cresciute del 6,9%. Depurando il dato dai flussi di metalli preziosi verso la Svizzera, però, l’incremento si ridimensiona al 2,2%. Nel frattempo, il rallentamento dell’economia si riflette anche sul Pil: nel secondo trimestre del 2026, secondo le stime preliminari, l’Italia ha registrato una crescita dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, un ritmo in linea con quello di Francia e Germania.

Medio Oriente, persi 2,1 miliardi

È soprattutto il fronte mediorientale a preoccupare. Negli ultimi dodici mesi a giugno 2026 l’export italiano verso l’area ha raggiunto un valore di 26,4 miliardi di euro. Nei primi quattro mesi della guerra del Golfo, tuttavia, le esportazioni sono diminuite di 2,162 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta della contrazione più consistente tra i Paesi dell’Unione europea. Quasi la metà, il 46,1%, dei 4,691 miliardi di euro di minori esportazioni complessive dell’Ue è infatti riconducibile all’Italia.Nel confronto con le principali economie europee, l’export italiano verso il Medio Oriente è sceso del 22,7%, contro il -8,7% della media Ue. Una flessione di quasi 14 punti percentuali. In termini assoluti, dopo l’Italia, che perde 2,162 miliardi di euro, la riduzione più significativa riguarda la Spagna, con 802 milioni in meno (-23,9%). Seguono Germania (-640 milioni, -5,8%) e Belgio (-348 milioni, -8,2%). Più contenuti i cali di Svezia (-256 milioni, -21,8%) e Paesi Bassi (-241 milioni, -3,9%). La Francia, invece, mostra una sostanziale tenuta: l’export cresce dello 0,3%, pari a 17 milioni di euro.

Emirati, Kuwait e Qatar i mercati più colpiti

A risentire maggiormente della crisi sono alcuni dei principali mercati dell’area. Negli Emirati Arabi Uniti le esportazioni italiane sono diminuite di 879 milioni di euro (-27,3%). Ancora più marcato il crollo in Kuwait, dove la contrazione raggiunge il 73,6%, con 649 milioni di euro in meno. In Qatar il calo è stato di 345 milioni di euro (-52,2%), mentre in Iraq le esportazioni sono scese di 129 milioni (-40,7%). Flessioni superiori al 50% anche in Iran, con una perdita di 70 milioni di euro (-52,6%), e in Bahrain, dove il calo è stato di 55 milioni (-51,2%).

Moda e pelletteria pagano il prezzo più alto

Il rallentamento assume un peso particolare per l’Italia perché il made in Italy destinato al Medio Oriente comprende numerose produzioni manifatturiere nelle quali è forte la presenza di micro e piccole imprese. Nei comparti a maggiore presenza di MPI – alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria – l’export verso il Medio Oriente vale complessivamente 7,703 miliardi di euro, pari al 29,2% delle esportazioni italiane verso l’area. Nei quattro mesi di guerra questi settori hanno registrato nel complesso una diminuzione del 17,3%. Il colpo più duro riguarda la moda, dove abbigliamento, tessile e prodotti in pelle segnano una contrazione del 33,7%.

Ancora più pesante il dato della pelletteria e dei prodotti in pelle: l’export crolla del 44,1%, la flessione più accentuata tra i comparti analizzati. In calo anche i mobili (-14,4%), le altre manifatture, per circa tre quarti riconducibili alla gioielleria (-14,9%), e l’alimentare (-7,7%).

Tengono i prodotti in metallo

A distinguersi in positivo sono invece i prodotti in metallo, comparto caratterizzato da una forte presenza di imprese artigiane, che mantengono sostanzialmente stabile la propria presenza sul mercato mediorientale e registrano un aumento delle vendite del 2,3%.

Lombardia, Toscana e Veneto le regioni più esposte

La crisi si riflette anche sul territorio. I dati elaborati da Confartigianato per il 38° rapporto congiunturale mostrano, già nel primo trimestre del 2026, cali a doppia cifra dell’export verso il Medio Oriente nei principali territori italiani specializzati nei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese. La flessione raggiunge il 12,5% in Lombardia, il 19,9% in Emilia-Romagna, il 22% in Piemonte, il 23,2% in Veneto e arriva al 28,5% in Toscana.

La crisi dell’export dei macchinari

A completare il quadro c’è infine il dato relativo ai macchinari, principale tipologia produttiva esportata verso l’area mediorientale: durante il conflitto le vendite sono diminuite del 18,6%.

Confartigianato: effetto domino

Il rischio, sottolinea Confartigianato, è che la persistente instabilità geopolitica e la difficoltà negli scambi internazionali finiscano per frenare non soltanto l’export, ma anche la produzione e gli investimenti delle imprese, mettendo sotto pressione i processi di crescita dell’economia italiana.

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