Tra cori di “so‑re, so‑re” e corde lunghe trenta metri, 1.800 persone hanno unito le forze nel nord del Giappone per spostare — letteralmente — un castello. Il mastio di Hirosaki, una torre fortificata di 360 tonnellate, è stato trascinato di poco più di due metri verso la sua posizione originaria, in un gesto che fonde ingegneria, memoria e spirito comunitario. L’operazione, avvenuta nella prefettura di Aomori, fa parte dei lavori di restauro avviati dopo il terremoto che aveva danneggiato le mura del castello.
Per preservare la struttura, gli ingegneri hanno scelto la tecnica del hikiya, un metodo antico che prevede di spostare gli edifici su rulli invece di smontarli. Sabato, i partecipanti hanno tirato la torre di 1,13 metri, e domenica di altri 1,09 metri, mentre squadre di 80 persone si alternavano alle corde. “Abbiamo ricevuto 8.000 domande per 1.800 posti,” ha raccontato Kensuke Hayasaka, responsabile dei parchi di Hirosaki. “Sono arrivati volontari da tutto il Giappone e persino dall’estero.” Il mastio, costruito nel 1810 e unico superstite nella regione del Tohoku, è un bene culturale nazionale.
La sua storia è segnata da tragedie e rinascite: l’originale del 1611 fu distrutto da un fulmine nel 1627, quando un deposito di polvere da sparo esplose. Da allora, Hirosaki è diventato simbolo di resilienza e orgoglio locale. Il muro di pietra, composto da 2.185 blocchi, è stato ricostruito nel 2024, e ora il castello torna lentamente al suo posto. Tra i volontari c’era anche Motoharu Nakata, 61 anni, arrivato da Hiroshima: “Avevo partecipato undici anni fa. Non capita mai di tirare un castello con le proprie mani. È emozionante.” Il progetto continuerà fino ad agosto, coinvolgendo oltre 4.000 persone per spostare la torre di 5 metri. Il resto del tragitto, circa 73 metri, sarà completato con macchinari entro la fine dell’anno.





