Le vittime dell’alluvione in Nepal e Tibet, il massacro di Kenscoffad Haiti e un nuovo appello alla pace. Leone XIV ha dedicato ieri a queste emergenze una parte del messaggio pronunciato dopo l’Angelus in piazza della Libertà, a Castel Gandolfo.
Il Pontefice ha assicurato la propria preghiera alle popolazioni colpite dall’alluvione in Nepal e Tibet. Un pensiero è andato a chi ha perso la vita, ai feriti, ai dispersi, alle famiglie e ai soccorritori. Il Papa ha auspicato che l’impegno comune possa alleviare le sofferenze e garantire gli aiuti necessari.
Prima del riferimento al Nepal, il Santo Padre ha richiamato le notizie arrivate da Haiti sul massacro di Kenscoff, dove numerose persone hanno perso la vita e altre risultano sequestrate.
“Continuiamo a pregare per la pace”
Prevost ha espresso vicinanza alle vittime e ai familiari e ha chiesto la liberazione immediata degli ostaggi. Ai responsabili ha rivolto un appello affinché assumano iniziative concrete per proteggere la popolazione e porre fine alla violenza. Dal quadro delle crisi internazionali il Vescovo di Roma è passato al tema della pace.
Nel suo intervento ha citato Sant’Agostino, la cui memoria è stata celebrata nei giorni scorsi, e l’immagine del pane che cresce nelle mani dei discepoli mentre viene spezzato e distribuito.
Da qui l’auspicio che aumentino nel mondo le persone capaci di costruire pace, contrastare le divisioni, promuovere la giustizia e praticare il perdono.
Il Vangelo e il dialogo con Dio
Nella riflessione precedente all’Angelus Sua Santità si era soffermato sul passo del Vangelo nel quale Gesù annuncia ai discepoli la propria Pasqua, la sofferenza, la morte e la resurrezione. Il Papa ha ricordato come quel messaggio risultasse distante dalle attese dei discepoli, che immaginavano un Messia trionfatore. Pietro manifesta il proprio dissenso e riceve da Gesù una risposta netta. Secondo Leone XIV questo episodio indica due atteggiamenti centrali nella vita di fede.
Il primo consiste nel non interrompere il dialogo con il Signore, anche quando diventa difficile comprendere ciò che accade. Il secondo richiede di non giudicare l’operare di Dio, ma di ascoltare con umiltà ciò che emerge attraverso la preghiera e la fede.
Il Pontefice ha quindi richiamato la figura di Pietro, che dopo quel momento di contrasto avrebbe seguito Cristo fino al martirio, e ha invitato i fedeli a custodire la stessa sincerità e la stessa disponibilità.
Domani la ‘Giornata per la Cura del Creato’
Il Santo Padre ha poi ricordato che domani si celebrerà la ‘Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato’, che apre il ‘Tempo del Creato’, osservato da cristiani di diverse confessioni. Il tema scelto per quest’anno è ‘Acqua viva’. Prevostha collegato la tutela della “casa comune” alla necessità di una conversione del cuore, affinché ciò che è stato impiegato per la distruzione possa essere orientato alla vita.
L’invito rivolto ai fedeli è quello di unirsi nella preghiera e nell’azione e di diventare “canali di acqua viva della pace di Dio” per un mondo segnato dalle ferite.
Il saluto da Castel Gandolfo
Al termine dell’Angelus Sua Santità ha salutato i fedeli presenti a Castel Gandolfo e i pellegrini arrivati da diversi Paesi. Tra loro i partecipanti alla manifestazione benefica ‘Run to Rome’, i giovani della Via Lucis itinerante, i Devoti della Madonna dei Miracoli di Corbetta e i motociclisti riuniti per il loro incontro annuale. Il Papa ha infine ringraziato le Forze dell’Ordine e quanti hanno contribuito al soggiorno estivo a Castel Gandolfo e alla sicurezza degli incontri con i pellegrini, prima di rivolgere un saluto anche ai fedeli collegati da Piazza San Pietro.





