Il Niger compie un nuovo passo nella profonda ristrutturazione della sua industria dell’uranio. Il Consiglio dei ministri, riunito a Niamey il 21 agosto 2026 sotto la guida del generale Abdourahamane Tiani, ha approvato due permessi minerari che consolidano la strategia avviata nel 2024: riportare allo Stato il controllo dei giacimenti strategici e sostituire gli operatori stranieri con società nazionali.
Il primo permesso riguarda il perimetro di In Azaoua, nella regione di Arlit, cuore storico dell’estrazione di uranio. L’autorizzazione è stata assegnata alla Teloua Safeguarding Uranium Mining Company (TSUMCO SA), società creata dal governo dopo la nazionalizzazione di SOMAÏR, l’ex compagnia controllata dal gruppo francese Orano. Il decreto formalizza il diritto di TSUMCO a proseguire le attività nel sito, in attesa di un permesso di sfruttamento su larga scala.
Il secondo permesso riguarda il progetto Madaouela I, anch’esso situato nell’area di Arlit. Dopo il ritiro delle precedenti concessioni nel luglio 2024, il giacimento era tornato nel dominio pubblico. Ora viene riassegnato alla Madaouela Mining Company (MAMICO), che dovrà rispettare una serie di obblighi: pagamento di una royalty iniziale da 10 milioni di dollari; sostegno alle comunità locali coinvolte nel progetto; rispetto delle norme sul local content; creazione di circa 1.000 posti di lavoro destinati ai giovani nigerini; priorità alle imprese nazionali per beni e servizi. Le decisioni segnano un cambio di paradigma. Dopo decenni di dominio di operatori stranieri, il Niger vuole riportare al centro proprietà statale, partecipazione locale e benefici economici interni.
La nazionalizzazione di SOMAÏR nel 2024 è stata il momento più simbolico della svolta: la fine dell’influenza francese su uno dei settori più strategici del Paese. Con TSUMCO e MAMICO, Niamey punta a costruire un’industria dell’uranio più autonoma, capace di generare occupazione e trattenere valore economico sul territorio.





