La tensione politica in Pakistan è tornata a salire domenica, quando la polizia ha arrestato Aleema Khan, sorella dell’ex primo ministro Imran Khan, direttamente nella sua abitazione di Lahore. La notizia è stata confermata dal portavoce del Pakistan Tehreek‑e‑Insaf (PTI) Punjab, che ha definito l’operazione “un atto preventivo” in vista della marcia di protesta del 27 settembre organizzata dal partito per chiedere la liberazione del suo leader detenuto.
Secondo una notifica ufficiale dell’amministrazione distrettuale di Lahore, Aleema Khan è stata posta in detenzione per 30 giorni, con la motivazione che “la sua presenza in qualsiasi luogo pubblico rappresenterebbe una grave minaccia alla sicurezza”. Una formulazione che richiama le misure di ordine pubblico applicate nei momenti di massima tensione politica, ma che il PTI considera un abuso di potere. La marcia verso Islamabad, prevista per la prossima settimana, è diventata il nuovo punto di frizione tra il partito di Imran Khan e il governo federale.
Il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi ha dichiarato sabato che l’esecutivo farà “tutto il possibile” per impedire la mobilitazione, definita una potenziale fonte di instabilità nazionale. Per il PTI, invece, l’arresto di Aleema Khan è il segnale che il governo teme la protesta. Zulfi Bukhari, stretto collaboratore di Imran Khan, ha definito la detenzione “assolutamente spregevole”, aggiungendo che “la paura del 27 sta chiaramente facendo effetto”. L’episodio arriva in un momento delicato: il partito sostiene che le autorità stiano ricorrendo a misure straordinarie per limitare la partecipazione alla marcia, mentre il governo insiste sulla necessità di prevenire disordini.
La detenzione amministrativa di Aleema Khan, una figura pubblica ma non direttamente coinvolta nella leadership operativa del PTI, appare come un tentativo di neutralizzare simboli e volti vicini all’ex premier, oggi al centro di una complessa battaglia giudiziaria. Con il 27 settembre alle porte, la situazione resta fluida: il PTI promette una mobilitazione “pacifica ma determinata”, mentre il governo prepara contromisure. L’arresto di Aleema Khan potrebbe rivelarsi un catalizzatore, trasformando una protesta programmata in un test cruciale per la tenuta democratica e istituzionale del Pakistan.




