Si intensifica la crisi politica in Pakistan dopo la decisione del governo federale di assumere il controllo della provincia nordoccidentale del Khyber Pakhtunkhwa, tradizionale roccaforte del partito Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) guidato dall’ex primo ministro Imran Khan.
La formazione politica ha annunciato un ricorso legale contro l’imposizione dello stato di emergenza e della cosiddetta “governor’s rule”, misura che ha sospeso il governo provinciale eletto. La decisione è arrivata mentre il PTI stava organizzando una grande marcia verso Islamabad per chiedere la liberazione di Khan, detenuto da oltre tre anni.
Il governo centrale sostiene tuttavia che l’intervento sia stato necessario per rafforzare la lotta contro il terrorismo nella provincia, che confina con l’Afghanistan e da tempo è teatro di attività da parte di gruppi armati. Nel decreto che ha introdotto l’emergenza si afferma che il governo locale avrebbe mostrato una mancanza di volontà e capacità nell’affrontare la minaccia terroristica.
I dirigenti del PTL sostengono che il Khyber Pakhtunkhwa disponesse di istituzioni funzionanti e di un governo sostenuto dal mandato popolare. Per i rappresentanti della formazione politica, il provvedimento costituisce un attacco all’autonomia provinciale e un tentativo di indebolire l’opposizione.
Ad alimentare le tensioni vi è anche la detenzione preventiva di Sohail Afridi, capo del governo provinciale sospeso, insieme ad alcuni membri del suo esecutivo. Il PTI ha assicurato che la mobilitazione a sostegno di Imran Khan continuerà.
I dirigenti del partito parlano di una repressione senza precedenti e accusano il governo di voler soffocare il dissenso politico attraverso strumenti straordinari. Dati diffusi da organismi indipendenti mostrano un aumento delle vittime legate alla violenza nella regione nel corso dell’ultimo anno.
Gli analisti rimangono però divisi sulle reali motivazioni dell’intervento federale. Alcuni ritengono che la scelta sia stata determinata sia da esigenze di sicurezza sia da considerazioni politiche e amministrative. Altri, invece, vedono nell’operazione principalmente una mossa destinata a ridurre l’influenza del PTI e a limitare la capacità di mobilitazione di un partito che continua a mantenere un forte consenso in ampie aree del Paese.





