Il Messico sta affrontando una delle peggiori invasioni di alghe sargasso mai registrate lungo la costa caraibica. Le spiagge di Cancún, Playa del Carmen e Tulum, cuore pulsante del turismo nazionale, sono sommerse da masse maleodoranti che rilasciano gas solfuro di idrogeno e allontanano i visitatori. Secondo i dati diffusi dal governo del Quintana Roo, quest’anno sono già state rimosse oltre 105.000 tonnellate di sargasso, superando il record del 2023 e le proiezioni per il 2026. Le autorità parlano di una stagione “senza precedenti”, che potrebbe durare fino a ottobre. “Dipenderà dai venti, dalle correnti e dalle maree”, ha dichiarato Oscar Rebora, ministro dell’Ambiente dello stato.
Gli scienziati attribuiscono la proliferazione a una combinazione di deflussi agricoli ricchi di azoto e fosforo, provenienti da paesi come il Brasile, e alle mutevoli condizioni oceaniche. Questi nutrienti alimentano le fioriture algali, che si accumulano sulle spiagge e, decomponendosi, generano odori pungenti e rischi respiratori. Per gli operatori turistici, la lotta è quotidiana. “Quest’anno non si è mai fermato,” racconta Vitinia Villamontes, addetta alla pulizia di Puerto Morelos. “Da luglio a luglio, le alghe continuano ad arrivare. È praticamente impossibile tenerle sotto controllo.” Negli ultimi dieci anni, il sargasso ha invaso sempre più zone dei Caraibi, minacciando un’industria che sostiene gran parte dell’economia del Quintana Roo.
Alcune aziende cercano di trasformare la crisi in opportunità: la società Carbonwave produce biostimolanti liquidi e fertilizzanti dalle alghe, mentre il Ministero dell’Ambiente ha individuato progetti per convertirle in biocarburanti e bioplastiche. Ma il sostegno pubblico resta limitato: la maggior parte dei fondi è destinata alla bonifica, non alla valorizzazione.





